FOCUS

Focus01 (1).jpg STARE BENE PER LAVORARE BENE. "CEMON", UN'AZIENDA IN SALUTE

E’ di buon auspicio oggi parlare di “ben-essere” e salute in azienda con Aurelio Rocco, all’eremo benedettino di Camaldoli a Napoli. I monasteri da sempre sono simbolo di equilibrio ed energia e ciò che di positivo hanno saputo generare nei secoli deriva anche da questa condizione di “ben-essere” 
che fa dei monaci (dal greco “monos”) delle persone che silenziosamente cercano la propria unità e unicità. Aurelio è amministratore delegato di Cemon, un’azienda particolare nata a Napoli nel 1971 come scuola, grazie ad alcuni medici appassionati di omeopatia, e divenuta oggi una delle aziende di riferimento del settore, con circa 14 milioni di euro di fatturato, 130 collaboratori e attività di produzione e distribuzione in tutta Italia. “Impegnarci a creare benessere in azienda è stato per noi un passaggio naturale - mi racconta Aurelio - perché Cemon da sempre si occupa di promuovere attraverso la scuola e la distribuzione di rimedi omeopatici la cultura della prevenzione e della salute. Ma il fondatore dell’omeopatia, Hahnemann, ci ha insegnato che la salute non è solo assenza di malattia ma uno stato di benessere dato da un giusto equilibrio tra le dimensioni fisiche, psichiche, emotive, relazionali e spirituali della persona. Quando si manifesta un sintomo, la malattia per l’appunto, è come se la nostra “intelligenza biologica” ci esortasse non solo a curarlo ma a comprendere la causa originaria di quello squilibrio”. Da anni sto lavorando su questo tema, oggi delicatissimo in azienda, ben sapendo che persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua in questo equilibrio l’origine dello stato di salute e quindi mi viene naturale chiedere ad Aurelio come è stato tradotto questo principio guida in attività di supporto al loro interno.  “Il tema della prevenzione e del “ben-essere”, appunto, è quello su cui abbiamo costruito tutte le nostre attività aziendali e di conseguenza è stato relativamente facile realizzare ciò in cui crediamo. Da sempre ad esempio per tutti i nostri collaboratori sono disponibili gratuitamente i medici del nostro staff per eventuali visite e cure preventive; abbiamo dato vita ad un’intensa attività comunicativa interna, fatta di incontri personali e di team, perché spesso la solitudine e la mancanza di condivisione sono all’origine di conflitti, anche interiori, che producono gravi disagi nella salute. Abbiamo cercato di rendere vivo e sistematico l’ascolto reciproco, perché stare bene significa soprattutto ascoltare la propria interiorità, le esigenze, i desideri, per provare a realizzare ciò che ci sta più a cuore. Usare il proprio talento fa bene alla propria salute e fa bene alla “salute” dell’azienda in cui si lavora”. E’ interessante questo passaggio mi dico, perché forse è la volta buona che in azienda, anche chi non abbraccia certi valori, sarà costretto a cercare il “bene” delle persone per realizzare il bene aziendale… “Può essere - riprende Aurelio - perché c’è tanta concretezza e positività in queste scelte. Le interviste e l’analisi di clima che facciamo al nostro interno ci dicono che le persone sono contente di lavorare con noi e di dare ogni giorno il loro contributo; questo “ben-essere” si trasforma in un turn-over bassissimo, nella cura che ciascuno dedica al proprio lavoro, nello sviluppo continuo delle competenze e, soprattutto, nell’energia che ne deriva. L’azienda è un sistema perfetto che come il corpo umano per stare “in salute” ha bisogno che ogni parte del sistema stia bene e interagisca bene con le altre.” A volte mi chiedo quante verità abbiamo lasciato alle spalle e quanto “male” questo ha creato in ciascuno di noi e nelle nostre imprese. C’è tempo però, c’è tempo per cambiare.

Massimo Folador