Presidente di Centro Gulliver, cooperativa sociale con sede a Varese che accoglie dal 1986 chi soffre di dipendenza e di fragilità psichiatrica.
Egregio Presidente Curtò vuole raccontarci cosa è e cosa fa il Centro Gulliver, che compie quest’anno 40 anni?
Gulliver è e fa tante cose. È casa dell’accoglienza, è cura delle fragilità, è luogo di ascolto, di promozione del benessere delle giovani generazioni.
40 anni sembrano un tempo lungo ma in realtà dal primo approccio alla tragedia della tossicodipendenza e delle morti da AIDS alla visione di oggi il passo è stato breve.
Dalla iniziale comunità che cura, che ha accolto e accoglie chi soffre di dipendenza e di fragilità psichiatrica, nel tempo la nostra attenzione si è allargata anche alla consulenza per la famiglia e la genitorialità, alla prevenzione, all’animazione del tempo libero come parte di un percorso di reale reinserimento sociale.
Negli ultimi tempi, con l’insediamento, nell’agosto 2020, del nuovo organo gestorio e con la presa di coscienza di tutta la Cooperativa delle sue grandi potenzialità, sino ad allora rimaste inespresse o non del tutto espresse, siamo passati dagli anni della pandemia, e per noi del “Cambiamento”, all’anno (il 2024) che, più degli altri, rappresenta il valore della “Rinascita“, un simbolo carico di emozioni e di speranza, e poi all’anno (il 2025) della “Bellezza”, un’icona che ha marchiato l’attività della nostra Cooperativa nel primo semestre dell’anno passato e che ci accompagnerà nel cammino in questo anno celebrativo.
Cosa è e cosa fa il Centro Gulliver oggi che compie 40 anni, ce lo riassume, in una felice quanto significativa sintesi, il nuovo payoff, scritto sotto un logo, rinnovato graficamente, che con il richiamo all’uovo che si schiude simboleggia plasticamente il mistero della rinascita generata da una frattura.
Dal disordine all’ordine. Inevitabilmente il pensiero va al principio, adattato al piccolo-grande pianeta Gulliver, della filosofia greca del passaggio dal Caos, fonte di energia e potenzialità grezza, al Cosmo, la bellezza e l’armonia che sconfigge l’oscurità.
Non a caso, come dicevo prima, il 2025 è l’anno dedicato dal Gulliver alla Bellezza. “Progetto: Obiettivo Bellezza” è il nostro attuale mantra.
Ma cosa è e cosa fa il Centro Gulliver oggi, ce lo riassume soprattutto il nostro nuovo payoff.
Che significato ricopre, per i vostri valori e la vostra mission, il payoff “Dove la fragilità diventa forza”?
Sotto il profilo temporale costituisce la svolta, il cambio di rotta.
Adottato sul finire dell’anno 2020 a conclusione di un periodo di riflessione e confronto, di un lavoro corale durato circa due anni (chiamato “Progetto Sole”) che ha visto coinvolti tutti i dipendenti e collaboratori e in cui ci siamo interrogati su dove volevamo andare, il nuovo payoff segna il cambiamento del nostro progetto solidaristico, sia pure in continuità con la strada tracciata dai nostri padri fondatori.
Testimonia la volontà di allora, e oggi più che in passato, di indirizzare la azione del Gulliver, oltre che alla tradizionale cura delle dipendenze, verso i giovani, nella previsione che sarebbero stati e sono loro i nostri nuovi utenti perché maggiormente esposti e colpiti dagli effetti negativi della pandemia sotto l’aspetto psicologico.
Dal 2021, quindi, abbiamo incentivato l’opera di formazione e prevenzione territoriale e potenziato l’attività del Consultorio, l’ascolto dei giovani, dei genitori, delle famiglie, avviando, ove possibile, anche forme di collaborazione con organizzazioni non profit del territorio per aumentare la risposta alla richiesta di aiuto degli adolescenti, senza minimamente snaturare l’identità e la missione tipica di Gulliver.
Come a suo tempo sottolineato nella seduta del 4 dicembre 2020, in cui il Consiglio di Amministrazione ha approvato il payoff, Gulliver da allora non è più solo “comunità che cura” perché, attento alle nuove emergenze indotte anche dal coronavirus, ha cambiato pelle, pur rimanendo fedele alle origini, diventando il luogo “dove la fragilità diventa forza”.
Nell’attuale contesto, sempre più drammaticamente contrassegnato dalla presenza di comorbilità di natura psichiatrica e dall’abbassamento dell’età dei pazienti, il nuovo payoff sta a significare che la fragilità umana, una volta che è riconosciuta, diventa la base per la rinascita.
La fragilità così vissuta non è impotenza ma stimolo e luogo di costruzione di sé stessi, non è un limite ma un punto di partenza.
Essere il luogo in cui la fragilità si trasforma in forza significa predisporre un contesto capace di riconoscere le debolezze, analizzarle con metodo e valorizzarle come opportunità di miglioramento.
È un approccio che promuove una cultura dell’ascolto, della responsabilità e della crescita.
Un famoso aforisma di Paulo Coelho dice: “Non ti arrendere mai. Di solito è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta”.
Ecco: per noi, come per Coelho, le difficoltà non sono segnali di fallimento, né prove punitive inflitte da una entità misteriosa. Sono momenti in cui ti stai allenando, spesso senza accorgertene, per ciò che verrà dopo.
In un contesto sociale ed economico così delicato, stanno emergendo nuovi approcci al lavoro che tengono conto dell’interdipendenza dei processi e dei nuovi modelli di leadership diffusa.
Che valore assume in questo contesto la partnership con Askesis?
Nell’indirizzare parole di saluto ai soci e ai dipendenti del Centro Gulliver il 10 agosto 2020, appena eletto presidente della Cooperativa, ho assunto l’impegno di replicare, nella gestione amministrativa della società affidatami, quei criteri che mi avevano guidato nelle precedenti esperienze lavorative: Trasparenza, collegialità, condivisione, benessere organizzativo, creatività e innovazione, visione aziendalista”.
Convinto – scrivevo testualmente – che “il carisma del singolo e la nobiltà dei fini perseguiti non sono, da soli, garanzia di efficienza della struttura mentre, al contrario, una buona organizzazione, trasparente e rispettosa delle regole, può migliorare e persino incrementare i servizi che si è proposta di fornire”.
Questi valori sono condivisi da Askesis, che è una società benefit e con la cui azione quella di Gulliver ha diversi punti di contatto.
Parliamo un linguaggio affine, usiamo gli stessi toni, coltiviamo un pensiero e una idea simili su come fare impresa. Tutto questo dovrebbe ridurre il rischio di incomprensioni.
Siamo entrambi convinti di poter percorrere, pur nella diversità dei campi di attività, un tratto di strada insieme.
E in linea con tali principi abbiamo già avviato la sperimentazione di un gruppo di lavoro misto per analizzare problematiche di comune interesse e, possibilmente, individuarne le soluzioni.
In tutto questo Askesis può assumere un ruolo chiave.
La collaborazione tra una cooperativa socio-sanitaria e un’azienda profit non è solo un “matrimonio di convenienza“, è un laboratorio per creare un sistema che abbia successo con vantaggio reciproco, dove la cooperativa porta il know-how sulla cura, l’empatia e la gestione del bisogno sociale e l’azienda profit porta metodologie di formazione manageriale.
Come dicevo nel 2020, l’iniezione di competenze profit rende i servizi della Cooperativa più efficienti, liberando tempo per la cura e l’attenzione al paziente ospite delle nostre strutture.
La cooperativa socio-sanitaria è il luogo in cui l’interdipendenza diventa cura; la società benefit è il luogo in cui quella cura diventa cultura organizzativa.
La cooperativa diventa più solida; l’azienda diventa più umana.
Con notevole giovamento per entrambe e per la comunità locale.
I temi del lavoro come strumento di cura, della relazione continua e della partecipazione innervano tutta la vostra attività.
Perché, a suo parere, oggi sono più che mai una chiave per lo sviluppo del benessere, sia in ambito non profit che in ambito profit?
In una cooperativa socio-sanitaria la cura non coincide solo con l’atto clinico o assistenziale. È un concetto relazionale, professionale e comunitario, che tiene insieme persona, contesto e progetto di vita; è un insieme integrato di attività.
Gulliver non offre solo servizi: offre processi di cura relazionale, capaci di generare benessere individuale e collettivo, in cui sono coinvolti gli operatori e i professionisti ma anche le famiglie e il territorio, come, ad esempio, con le attività culturali di Carrozze Hub, un progetto socio-educativo appositamente pensato per creare un ponte tra la comunità terapeutica e la cittadinanza.
Una partecipazione diffusa, questa, che aumenta il senso di empowerment e di corresponsabilità, fondamentali per un reale percorso di benessere.
È un modello che nei suoi tratti essenziali (relazione, partecipazione, benessere) può essere esportato alle aziende profit (e comincia già ad essere diffuso: le società benefit in Italia, pur rappresentando ancora una quota contenuta, l’1,57% nel 2024, sono in forte crescita) e che, inevitabilmente, naturalmente, si traduce in una chiave per lo sviluppo del benessere in entrambi i settori.
Il modello cooperativo è già di per sé orientato al benessere della persona e della comunità.
Generando impatto sociale misurabile attraverso la riduzione del disagio e il sostegno alle famiglie, diventa una chiave strategica, un motore di cambiamento sociale, non solo erogatore di servizi.
Anche nel mondo profit può essere una risorsa strategica.
Sempre più aziende (e lo stesso Gulliver lo ha fatto con una delibera del Consiglio di amministrazione del febbraio 2024) adottano programmi di welfare aziendale orientati alla salute e al benessere mentale, prevedendo, oltre a una componente meramente economica, anche aspetti immateriali non meno importanti, quali, ad esempio, forme di flessibilità oraria compatibili con le esigenze di servizio, flessibilità connesse a maternità, a visite mediche o permessi per motivi straordinari.
E scelgono modelli organizzativi di tipo partecipativo, con attenzione alla cura della relazione continua.
Tutto questo genera benessere.
La partecipazione attiva aumenta appartenenza, fiducia e motivazione. La relazione continua crea chiarezza, ascolto e prevenzione dei conflitti.
Così, come effetto del modo di lavorare insieme, si sviluppa benessere organizzativo stabile e condiviso nel tempo: nel non profit, rafforzando senso di appartenenza, coesione e sostenibilità dell’impegno; nel profit, migliorando engagement, innovazione e collaborazione.
Nel contesto attuale Gulliver può diventare un partner di valore, offrendo competenze socio‑sanitarie per migliorare la produttività, il clima aziendale, la fidelizzazione e la stessa reputazione sociale delle imprese profit.
E portare nel territorio e nelle aziende qualcosa che altri modelli non hanno: la capacità di integrare cura, relazione e partecipazione in un unico processo.
Questo rende Gulliver un vero facilitatore di benessere, tanto per il settore non profit quanto per il settore profit.