Dicembre 2025
Notabene – Massimo Folador
Il Natale, ogni giorno, di chi nasce e ri-nasce
Le persone che in Askesis curano la comunicazione e la newsletter mi avevano chiesto di raccontare in questo NotaBene la partenza di questa nuova iniziativa dedicata al 20° anniversario de “L’organizzazione perfetta”: un podcast – la cui prima puntata troverete in questo numero del nostro Diario – che ripercorrerà in 10 episodi l’intero libro. Progetto che è frutto del lavoro di un team guidato da Marco Peroni, che molti di voi già conoscono.
Ma proprio non riesco, a ridosso come siamo del Natale, a non soffermarmi su questo momento dell’anno così significativo, provando a cogliere i tanti significati, profondi e provocatori di questa festa, tanto più se tentiamo di rileggerla anche al di fuori del contesto sacro e spirituale dentro cui fortunatamente è immersa.
Il Natale difatti è la festa che tutti conosciamo, ma è anche un rito pieno di simboli e spesso sono proprio questi ultimi a condurci a nuove riflessioni che possono guidare i nostri giorni, nella vita lavorativa come altrove.
Il primo “simbolo” che mi piace ricordare è proprio quello della “nascita” o, meglio, della “ri-nascita” perché la celebriamo ogni anno. E se il concetto di nascita è già segno di qualcosa che prende vita e che è destinato a crescere, quello di ri-nascita dice che è possibile “nascere” più e più volte e “far nascere” cose e persone attorno a noi. Lo sappiamo bene perché è l’esperienza di chi fa impresa e ogni giorno vive il piacere e la fatica di dare vita a idee e progetti, piccoli e grandi che siano. E fa bene ricordarci che è sempre possibile rinascere, anche quando tutto sembra volgere verso altre direzioni. Come a volte ci capita di sperimentare in questo periodo storico così complesso.
Nella notte di Betlemme però emerge un altro simbolo che annuncia l’evento: una luce, una stella. Per di più una stella cometa, un fascio di luce che si fa vedere anche da lontano. Ma non da tutti. E difatti chi ha il coraggio di scorgerla e di seguirla non arriva dai villaggi vicini, non è amico della coppia di sposi che alloggia nella stalla, ma sono personaggi che arrivano da lontano. La tradizione li definisce dei Re che provengono da terre d’Oriente ma la loro storia resta ancora avvolta nel mistero. Non è un mistero però il fatto che anche nella nostra esperienza di tutti i giorni abbiamo bisogno di scorgere delle “luci”, delle verità che possono essere in grado di guidarci quando serve fare scelte nuove e sfidanti. Spesso ad aiutarci possono essere proprio persone che hanno uno sguardo “lontano” e la capacità di guardare oltre le abitudini, i pregiudizi, i loro stessi ruoli. Anche la storia economica ci dice che le grandi innovazioni e i grandi cambiamenti, i momenti di ri-nascita spesso hanno bisogno del coraggio di “tre magi” che si mettono in cammino e sfidano persino l’autorità pur di raggiungere l’obiettivo. Hanno bisogno di persone che sfidano il tempo e che non hanno paura di seguire la loro luce, le loro idee.
Ma i Magi hanno un approccio molto interessante a questo evento ed è testimoniato dai regali che portano: il primo, l’oro, il nostro amato oro che simboleggia l’importanza, la regalità; accanto ad esso l’incenso, simbolo di ciò che aspira al cielo, a significare che c’è dell’Altro di importante in quel bambino e nel suo destino; infine la mirra, l’unguento usato dopo la morte, che recupera l’umanità e la sua caducità. È come se i tre saggi d’Oriente avessero camminato verso un obiettivo che sapevano nello stesso tempo enorme e fragile, divino e mortale, proprio come la nostra vita. Una sorta di monito per noi che, davanti alle nostre responsabilità, dovremmo coglierne l’importanza e la sacralità e usare, di conseguenza, tutte le nostre capacità e passioni, ma nel contempo ammettere la nostra fragilità e, di conseguenza, saperci convivere, farci aiutare…
Ma i simboli del Natale, semplici nella loro sacralità, sono anche legati alle persone che, prima dei Magi, accoglieranno quella luce.
Sono di fatto i pastori ad avvicinarsi per primi alla grotta: persone semplici che sanno guardare alle cose per come compaiono, che sanno accettare gli eventi perché abituati dalla necessità o da uno stupore dato da quel modo di vivere così naturale. A loro si manifesta la gioia di quella notte. Solo ai loro occhi semplici è permesso di assistere ad un evento che cambierà la storia.
Davanti a queste persone che accolgono in silenzio un evento così strano è facile chiederci con quali occhi noi oggi stiamo guardando al pezzo di storia che stiamo vivendo, quanto abbiamo la capacità di guardare oltre gli eventi che ci riguardano per scorgere qualcosa che ancora deve nascere. E quante volte fatichiamo a vedere le novità che ci circondano, le luci che comunque attraversano le nostre giornate, anche quelle più difficili? Luci spesso fatte di persone o di avvenimenti positivi, presi come siamo a rivedere le cose di sempre e a ridirci le stesse cose.
Persino Sartre, uno degli autori più distanti dal Natale e dalla sua spiritualità, si lascia avvincere da questo evento e nell’inverno del 1940, prigioniero nel campo di concentramento di Treviri, scrive un racconto tra i più belli mai scritti sul Natale, “Bariona o il figlio del tuono: racconto di Natale per cristiani e non credenti ”, dove emerge il simbolo più bello: l’immagine di una famiglia, di un padre e di una madre innamorati di quella vita che sta nascendo. E davanti a questo evento anche il protagonista del racconto di Sartre, fino ad allora ostile, si inchina e lascia spazio a ciò che sta accadendo e alla speranza.
Buon Natale allora, nel senso più vero e alto e basso e quotidiano e sacro che questa festa può permetterci di vivere.
E tanti auguri a ciascuno di noi perché il prossimo anno possa farsi ispirare dai tanti simboli di questo evento e aiutarci a farli diventare scelte, azioni, futuro.
P.S. Così non vi ho parlato del podcast, ma vi invito solo ad ascoltarlo e a farlo ascoltare, è un piccolo regalo…
Intervista a Matteo Reale e Stefano Binda
Autori di “Una questione di libertà. Poteri, imprese e territori nel cuore dell’Europa” (Guerini e Associati)
Matteo Reale, partner di Askesis, è Presidente di CNA Milano e dell’ente di formazione di CNA Lombardia.
Stefano Binda, esperto di public affairs, è Segretario di CNA Lombardia.
Il vostro libro fa una riflessione di “cultura industriale” sullo stato delle PMI italiane. Come è nata l’esigenza di scriverlo?
Stefano Binda e Matteo Reale
L’esigenza di un libro dedicato ad una filosofia industriale per le PMI italiane nasce eminentemente dalla constatazione di un’assenza di politica industriale. Negli ultimi quindici anni si sono ridotte le politiche ad un armamentario di strumenti disancorati da una chiara e lungimirante concezione di finalità, coerenti con la differenza specifica e l’identità del contesto produttivo italiano, specialmente del Nord del Paese. Il tessuto delle micro e piccole e medie imprese ha finito così con il dover reggere in solitudine i venti e la dimensione dei fenomeni globali, senza poter contare, salvo l’azione dei corpi intermedi, di una vera e propria rete di supporto, in primis culturale, che le portasse a comprendere come tutelare il valore aggiunto nelle catene globali del valore.
Nel libro dedicate spazio al ruolo “sociale” delle imprese, all’interno di un rinnovato concetto di “comunità”.
Stefano Binda
Le imprese secondo noi rappresentano uno dei cardini costitutivi della società, intesa come nucleo espansivo delle formazioni sociali in grado di fornire tessuto connettivo allo Stato, che senza imprenditorialità e lavoro, senza territori, famiglie e comunità, si riduce a guscio vuoto, a mero apparato amministrativo. La guerra che le tecnocrazie conducono contro le associazioni e tutte le forme di mediazione è utile solo al potere, che vuole esercitarsi sul cittadino suddito senza filtri.
Matteo Reale
Oggi le imprese, soprattutto quelle medio e piccole, sono nelle condizioni, e nella necessità, di ampliare il perimetro di attività, il loro raggio d’azione, perché in un processo di grande trasformazione, da sole rischiano di non farcela. Devono quindi serrare le relazioni con i propri stakeholders, stringere alleanze, agire in network. Oltre a garantire la qualità dei propri prodotti e dei propri servizi, alle imprese è richiesto di essere attori sociali del cambiamento positivo della comunità in cui sono inserite, secondo un’accezione aggiornata della sostenibilità. Le imprese sostenibili sono quindi imprese che hanno a cuore il benessere della collettività, misurano e rendicontano gli impatti della propria attività, sono protagoniste di un’economia rigenerativa: che non solo non sfrutta le risorse naturali, ma che è capace di creare opportunità di sviluppo nei territori in cui operano.
Nel testo i temi della libertà e della politica industriale per le piccole imprese si intrecciano in continuazione. Per quale motivo?
Stefano Binda
Le imprese, specie se inserite in un contesto di accentuato pluralismo produttivo, sono un fenomeno e un baluardo delle libertà sociali, civili e politiche. Il tecno-capitalismo vive di concentrazioni e verticalizzazioni, a spese di comunità e territori. Le imprese sono il nerbo di una libertà possibile anche per sindaci, amministratori locali, associazioni, famiglie. E quindi sono costruttrici di un mondo umano, bello, civile, sostenibile.
Matteo Reale
In una fase in cui il potere sembra uscire dalla sfera del “politico” e prendere una sorta di ascensore che lo colloca a migliaia di metri di altitudine rispetto ai territori, facendolo correre lungo le reti dei flussi finanziari globali, turbo, finanziarie e tecnocratiche, esiste un tema cruciale di cui oggi si parla poco: la libertà. La globalizzazione ha in parte favorito questo processo, perché il capitalismo tecnologico globale tende alla concentrazione, non solo del potere finanziario, ma di quello politico. La libertà delle piccole e medie imprese, e del ceto medio produttivo che le incarna, è quindi messa in discussione. Eppure, ogni convinto democratico e amante dell’umanesimo europeo, conserva nel proprio cuore la convinzione che la libertà è il miglior modo per custodire l’energia e la propensione delle imprese a creare benessere.
Che cosa può servire al mondo imprenditoriale italiano per dare maggiore forza alla sostenibilità d’impresa? Formazione? Preparazione culturale? Incentivi? Networking?
Stefano Binda
Dal nostro punto di vista una riduzione della logica di ‘adempimento’ delle normative sulla sostenibilità e una accentuazione della libertà di inventare soluzioni sostenibili può fare la differenza. In questo senso il networking, la logica di rete anche informale, lo scambio di buone prassi possono rappresentare il nodo di una politica che è soprattutto soft power culturale, racconto di un’impresa sostenibile intesa come fattore di governance e di sviluppo dei territori.
Matteo Reale
La sostenibilità è una straordinaria opportunità di sviluppo per il mondo produttivo, al di là delle incertezze regolatorie. Serve però uno scatto culturale nelle classi dirigenti perché diventi cultura industriale davvero condivisa e una nuova leva di crescita economica (in molti settori questo è avvenuto, per esempio nel campo dell’economia circolare). Per questo la formazione continua per i collaboratori, i manager, gli imprenditori è una strada obbligata, anche nella direzione del reskilling o dell’upskilling. Nel libro riproponiamo l’idea del reddito di formazione, che consegni a ogni lavoratore una “dote” formativa che lo accompagni lungo tutta la vita del proprio percorso professionale e lo aiuti ad aggiornare le competenze ed affinare le capacità.
“Una questione di libertà. Poteri, imprese e territori nel cuore dell’Europa”, Guerini e Associati
“L’Organizzazione perfetta” compie 20 anni e festeggia con un podcast dedicato
Vent’anni sono tanti in ambito manageriale, se pensiamo alle trasformazioni che il tessuto economico e imprenditoriale ha vissuto dal 2006 ad oggi, sotto ogni profilo. Eppure, ci sono riflessioni organizzative che mantengono nel tempo intatta la loro forza, anche in contesti diversi, e anzi risultano più vitali perché capaci di dare ancora risposte e consegnare soluzioni.
Il saggio di Massimo Folador, “L’organizzazione perfetta. La Regola di San Benedetto. Una saggezza antica al servizio dell’impresa moderna” è stato pubblicato per la prima volta dall’editore Guerini e Associati proprio vent’anni fa. È stato il primo testo in Italia a rileggere l’esperienza benedettina come modello organizzativo e la sua influenza è stata negli anni crescente nelle riflessioni manageriali su come costruire comunità organizzate (quali sono le imprese), e su come, potremmo dire con un gioco di parole, organizzare bene le comunità così costruite.
Massimo Folador ha visto nel monachesimo benedettino tutti gli elementi di forza di una “comunità” che ancora possono incidere sulla vita presente delle organizzazioni. Ha così studiato e cercato di capire i meccanismi di un modello nato circa 1500 anni fa, che è un esempio illuminante di che cosa significhi vivere e lavorare in un contesto con finalità e obiettivi chiari, ruoli e mansioni definiti e senso della partecipazione costante e condiviso.
Attorno alla Regola scritta dal fondatore dell’ordine monastico, San Benedetto, si struttura la vita organizzativa come un meccanismo ben oliato. La Regola stessa rappresenta un testo pieno di spunti, indicazioni e consigli che, se ben compresi, permettono di gestire i momenti del vivere e del lavorare insieme. E consente di realizzare un piano di azione professionale, con un senso, una struttura, un metodo e delle attività pianificate.
Il Monachesimo restituisce al lavoro il suo giusto peso e significato: è un tempo fortemente educativo, di relazione, di costruzione del bene comune. Questo tempo condiviso, per lievitare verso il benessere dell’organizzazione, richiede alcuni ingredienti in grado di farlo crescere”: la capacità di mettersi in relazione con gli altri stakeholder e ascoltare, di comprendere qual è il tempo giusto per conoscere e il tempo giusto per agire.
Questi aspetti si completano con l’amalgama di due concetti solo apparentemente contrapposti: Libertà e Responsabilità. È l’essere responsabili, il darsi una regola e costruire un piano di azione coerente ad essere l’esercizio più maturo di libertà, nella vita professionale e personale. Il miglioramento continuo si trasforma così da una meta da raggiungere a un percorso, una prospettiva che ci permette di dare una luce nuova a tutte le attività incombenti che affrontiamo ogni giorno.
Folador compie il passo di restituire anche al mondo laico una cultura organizzativa dimenticata, seppure impetuosa come un fiume carsico che riaffiora dalla profondità, e fortemente radicata nell’umanesimo europeo. “Una saggezza antica al servizio dell’impresa moderna”, come recita il sottotitolo del libro. Ed è per questo che “L’organizzazione perfetta” è divenuto negli anni un best seller di management e un format formativo originale, da cui oggi nasce un podcast, pensato per narrare il significato e le esperienze di ieri per l’azienda di domani.
Composto da dieci episodi – con un’uscita al mese – il podcast realizzato da Maestria Canavesana Editrice di Marco Peroni e da Askesis, ne rispetta fedelmente la struttura editoriale. Il primo episodio, che avete possibilità di ascoltare su tutte le principali piattaforme di podcasting, è intitolato “Alla scoperta delle origini: la pianta”. Nel podcast si intrecciano due racconti: quello delle prime esperienze spirituali di San Benedetto, con la ricostruzione del contesto storico e sociale, e quello della scoperta del monachesimo benedettino – e della sua potente attualità – da parte dell’autore del libro.
Buon ascolto!
Per ascoltare il primo episodio del podcast “L’organizzazione perfetta”
Navigare la complessità: il reporting di sostenibilità come “bussola strategica”
Le imprese italiane affrontano da anni un contesto di crescente complessità caratterizzato da pressioni convergenti. Non si tratta più di singole sfide isolate, ma di un sistema interconnesso di variabili che mettono alla prova la tenuta del tessuto imprenditoriale. I rischi informatici richiedono sempre più presidio per tutelare il patrimonio dei dati aziendali, mentre la crescente attenzione sull’aumento dei costi energetici e di materie prima richiedono oggi una gestione finanziaria molto più oculata. Il periodo storico odierno, con le sue innumerevoli variabili, rende sempre più evidente che le imprese abbiano la necessità di accrescere competenze e professionalità specifiche in grado di gestire la complessità interna ed esterna. Sullo sfondo, gli scenari geopolitici rimangono instabili, creando incertezza sulle catene di fornitura, e l’avvento dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo i modelli di business consolidati con una velocità senza precedenti, richiedendo investimenti significativi in tecnologie che molte imprese faticano ad adottare. Come orientarsi in questa complessità? Come trovare una rotta sicura quando le variabili in gioco sono così numerose e imprevedibili?
Askesis da anni ritiene che i processi volti ad accrescere la cultura interna sulla sostenibilità siano una grande opportunità per le aziende. Tra questi, il processo di reporting di sostenibilità, che non deve essere vissuto unicamente come un mero adempimento legato alla compliance normativa, ma interpretato come un processo e strumento strategico indispensabile per costruire valore duraturo e rafforzare la propria posizione competitiva sul mercato.
Il termine “rendicontare”, nella sua etimologia latina “reddere” – “computus”, significa letteralmente rendere conto, ovvero dare una spiegazione chiara e trasparente a qualcuno riguardo a un’azione, una decisione o una situazione specifica. Traslato nel contesto odierno, in ambito ESG, rendicontare consiste in un processo volto ad informare i propri stakeholder sull’andamento sociale, ambientale e di governance della propria organizzazione.
Per fare ciò occorre una raccolta sistematica e continua di informazioni per la verifica e la valutazione puntuale di quanto un’impresa ha realizzato in ambito ESG nel corso dell’annualità fiscale considerata. Oltre a questo, occorre valutare, ossia analizzare in profondità gli impatti dell’azienda, andando a verificare se le azioni realizzate rispondano o meno agli obiettivi prefissati dall’azienda nel perseguire un cambiamento positivo per l’impresa stessa e per i suoi stakeholders.
Un esempio tangibile di questo approccio è rappresentato dal percorso compiuto al fianco di GM Leather S.p.A., realtà d’eccellenza nel settore conciario e quotata sul mercato Euronext Growth Milan. Il processo di rendicontazione non è stato un semplice esercizio di compilazione, ma un vero e proprio percorso di consapevolezza articolato in tre fasi fondamentali:
- L’analisi del contesto: Il primo passo è stato mappare in profondità il contesto interno ed esterno in cui GM Leather opera. Questa analisi preliminare è stata indispensabile per comprendere le dinamiche del settore conciario, le pressioni della filiera del lusso e le variabili esogene che influenzano il business, creando una base solida di conoscenza da cui partire.
- La definizione delle priorità tramite la doppia materialità: nella seconda fase, il focus si è spostato sull’individuazione delle tematiche realmente rilevanti (materiali) per l’organizzazione. Attraverso l’approccio della “doppia materialità”, sono stati analizzati non solo gli impatti generati dall’azienda, ma anche i rischi e le opportunità finanziarie ad essi collegati. Questo ha permesso di identificare con precisione quali fattori monitorare per garantire la resilienza e la competitività futura dell’impresa.
- Raccolta dati e redazione del report: Infine, è stato strutturato un rigoroso sistema di raccolta dati per misurare le performance e le attività realizzate nel corso dell’anno fiscale 2024. Questo passaggio ha trasformato le azioni aziendali in informazioni verificate, creando uno strumento di comunicazione trasparente ed efficace per dialogare con gli stakeholder e consolidare la reputazione aziendale sul mercato.
Per GM Leather, dunque, il report non è stato il punto di arrivo, ma una base solida per orientare le scelte future.
È in tal senso che con la rendicontazione si raggiungono scopi strategici fondamentali: capire “dove siamo” per definire “dove vogliamo andare”, trasformando la conformità normativa in un vantaggio competitivo che rassicura il mercato e valorizza il proprio modello d’impresa di eccellenza.
Stefano Voltolini
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Per scaricare e leggere il Report di Sostenibilità di GM Leather Spa: Sostenibilità – gmleatherspa
