Intervista a Ruggero Frecchiami

Direttore Generale di Assimoco, la prima compagnia assicurativa italiana a divenire Società Benefit e B-Corp

Siamo lieti di parlare con Ruggero Frecchiami, direttore generale di Assimoco, la prima compagnia assicurativa che ha ottenuto la certificazione B-Corp e la qualifica di Società Benefit, mettendo da sempre al centro della propria attività i temi dell’economia integrale. Vediamo con lui come è nata questa esigenza e le scelte che ne sono conseguite.

Domande:

1.

Negli ultimi anni Assimoco ha mostrato grande attenzione verso la qualità delle relazioni con i propri intermediari e i propri collaboratori. Vuole dirci qualcosa in proposito?

Tutto è partito dalla consapevolezza che la nostra vocazione del “prenderci cura” era il nostro vero vantaggio competitivo. Avere relazioni di fiducia, rispetto e cura nei confronti dei collaboratori avviava un ciclo virtuoso di comportamenti analoghi verso i partner distributivi, innescando coinvolgimento e soddisfazione, la radice del nostro successo.

 

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2.

Quale è stata la vostra riflessione sulle strategie di business unito a benessere collettivo che vi ha condotto a diventare prima B-Corp (2018) e poi Società Benefit (2020)?

Ci siamo resi conto che qualcosa stava cambiando, non solo in noi stessi.

Avvertivamo e avvertiamo un senso di urgenza nella necessità di cambiare il tradizionale approccio al profitto come principale variabile valutativa rilevante nel comportamento dell’impresa e nell’interesse degli azionisti quale unica prospettiva di cui tenere conto.

Il tempo è maturo per uno sguardo più sofisticato, che tenga conto dei numerosi portatori di interesse rispetto al comportamento dell’impresa,

3.

Quali sono i primi soggetti che avete coinvolto nel percorso di riflessione sugli impatti della vostra attività?

Abbiamo cominciato dai colleghi, seguendo l’intuizione che per ottenere comportamenti virtuosi dagli stessi nei confronti di clienti e intermediari, era necessario che essi sperimentassero sulla loro pelle il concetto del “prendersi cura”. Le persone hanno comportamenti più efficaci se percepiscono la coerenza di fondo della cultura aziendale.

4.

Cosa significa avere attenzione per le relazioni con la clientela nel vostro settore? Come si articola in questi rapporti la qualità dell’impatto etico del vostro lavoro?

Data la scarsa familiarità che normalmente i clienti hanno con le tematiche assicurative, un primo fondamentale contributo risiede nell’esplorazione congiunta dei bisogni e nel rendere chiare ed esplicite le opzioni di scelta.

Poi diventa fondamentale esserci e prendersi cura delle esigenze della clientela nel momento della verità, ovvero al manifestarsi dell’evento negativo.

5.

Come si sono sviluppati in questi anni gli impegni specifici di Beneficio Comune assunti nel vostro Statuto di Società Benefit (Valore alle Persone, Servizi Utili e Onesti e Welfare Integrato)?

Per quanto riguarda il Valore alle persone, come dicevo è l’elemento su cui abbiamo cominciato a costruire e con l’adesione al movimento Great Place to Work facciamo in modo che le riflessioni siano costantemente stimolate. Oggi la nostra attenzione è focalizzata alla costruzione dei nuovi modi di lavorare.

Servizi utili e onesti, richiama la necessità di inserire il tema della sostenibilità nella nostra attività caratteristica. Lo stiamo perseguendo con la creazione di laboratori nei quali esploriamo segnali fertili e progettiamo soluzioni innovative.

Infine, per ciò che concerne il Welfare integrato, stiamo collaborando all’interno di Confcooperative alla progettazione di una soluzione di sistema, con la volontà di realizzare un welfare a Km 0, che si distingua dalle  piattaforme esistenti, costruite perlopiù su logiche estrattive.

6.

Al vostro interno avete creato la funzione Cultura e Sostenibilità. Che ruolo ha oggi nelle dinamiche organizzative questa nuova funzione? Cosa vuol dire in concreto mettere le persone al centro e che tipo di risposte ai bisogni dei collaboratori occorre attivare?

Partiamo dalla convinzione che il vero vantaggio competitivo di un’organizzazione sia la sua cultura, oggi più di ieri. E la cultura necessita di osservazione, sperimentazione, comunicazione e tanta tanta manutenzione. Costruire uno stile organizzativo richiede sensibilità, determinazione, flessibilità e tanta pazienza, l’orizzonte temporale è il medio-lungo periodo. Le radici devono essere profonde e viene richiesta tanta coerenza.

7.

Come è possibile attivare una comunità del bene comune, stimolando partner e fornitori a concentrare la propria attenzione sul benessere sociale?

Non è facile perché la tendenza a ripiegare sulla dimensione individuale è sempre presente.

Le due considerazioni principali per cercare di mitigare questo eccesso di individualismo sono: innanzitutto la considerazione che il livello di complessità e di gravità dei problemi che abbiamo di fronte come società è talmente elevato che solo una mobilitazione collettiva ed una riscoperta del valore delle comunità possono contribuire a fronteggiarla.

Il secondo motivo risiede nel paradosso che più si contribuisce al bene comune e più scopriamo effetti benefici sulla nostra felicità individuale.