Cogito ergo… computo?
Essere persone centrate nell’era dell’Intelligenza Artificiale.
C’è una domanda che, negli ultimi anni, abbiamo sentito risuonare nelle aziende con cui lavoriamo. Non sempre viene posta ad alta voce — spesso rimane sospesa, non detta, ma presente come un sottofondo che accompagna riunioni e conversazioni di corridoio.
La domanda cambia forma a seconda di chi la porta. L’imprenditore se la pone guardando i conti: “Posso usare l’AI per crescere riducendo i costi del personale?”. Il collaboratore guardando alle proprie mansioni quotidiane: “Il mio lavoro esisterà ancora tra cinque anni?” Domande diverse con una premessa implicita: che il cambiamento sia una sottrazione, una perdita. Che l’AI arrivi a togliere qualcosa, piuttosto che a restituire qualcosa.
Noi crediamo che quella premessa vada ribaltata — e i dati ci aiutano a farlo.
Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum fotografa con precisione la trasformazione in atto nel mercato del lavoro da oggi al 2030. Nei prossimi cinque anni, l’automazione e l’AI ridisegneranno radicalmente i contenuti di quasi tutti i ruoli professionali: si stima che 170 milioni di nuove posizioni verranno create, mentre 92 milioni di mansioni attuali andranno incontro a una profonda ridefinizione o scomparsa. Un ricambio netto che il WEF stima in circa 78 milioni di posti di lavoro. Ma la domanda più interessante non è quanti lavori cambieranno, bensì cosa sopravviverà a questo cambiamento — e cosa, al contrario, diventerà ancora più prezioso.
Su oltre 1.000 grandi aziende intervistate — che rappresentano più di 14 milioni di lavoratori — il report identifica le competenze già oggi più richieste e destinate a crescere ulteriormente entro il 2030, nonostante — o forse proprio a causa di — l’avanzamento dell’intelligenza artificiale. Tre competenze, in particolare, si confermano ai vertici di questa classifica in modo stabile e trasversale a tutti i settori.
La prima è il pensiero critico e analitico: la capacità di leggere situazioni complesse, connettere informazioni eterogenee, formulare giudizi che tengano conto di variabili qualitative, storiche, relazionali.
La seconda è la leadership e l’intelligenza sociale: guidare persone, costruire fiducia, gestire conflitti, motivare attraverso valori condivisi.
La terza è la resilienza e la consapevolezza di sé: la capacità di abitare l’incertezza senza perdere la bussola, di adattarsi senza dissolversi, di attraversare la trasformazione sapendo chi si è e dove si vuole andare. Il WEF la identifica come il fattore che più di ogni altro distingue i ruoli professionali in crescita da quelli in declino.
Competenze che si coltivano attraverso esperienze, relazioni, percorsi che richiedono tempo e cura.
Per Askesis non è una novità: è il terreno su cui lavoriamo da anni. Ed è esattamente da questa consapevolezza che nasce il nostro approccio all’intelligenza artificiale nelle organizzazioni.
Ne abbiamo parlato in modo approfondito nell’articolo Due giornate su Etica e Accelerazione Tecnologica con Sanofi Italia, pubblicato sul nostro sito: un’esperienza concreta di accompagnamento in cui l’area HR di un’azienda di grandi dimensioni ha scelto di fermarsi, di interrogarsi sul rapporto tra tecnologia e persona, di costruire una cultura dell’AI che mettesse al centro non lo strumento ma il senso.
Le aziende longeve e sostenibili non saranno necessariamente quelle che adotteranno l’AI per prime, ma quelle che avranno investito nelle persone prima ancora che negli strumenti. Persone capaci di pensare in modo critico, di guidare con autorevolezza, di attraversare l’incertezza senza perdere sé stesse dentro ai cambiamenti. Avere persone consapevoli, responsabili, solide, orientate, è il vero fattore competitivo dei prossimi anni. E paradossalmente, è proprio questo che renderà possibile un’implementazione dell’AI davvero efficace: perché solo chi sa chi è può decidere con saggezza come, quando e per cosa adoperare un algoritmo.
Per farlo occorre avere un approccio etico alla trasformazione tecnologica. Askesis aiuta l’azienda a valutare l’impatto organizzativo dell’adozione e dello sviluppo della tecnologia AI, per comprendere il contesto e favorirne l’adozione interna, a partire dal un lavoro su identità e valori. Significa quindi:
Comprendere il significato del cambiamento operato dalla complessità.
Acquisire una visione sistemica del cambiamento per meglio inquadrarlo all’interno della propria attività professionale e del proprio comportamento personale.
Saper operare all’interno di un quadro contrassegnato da spinta verso le novità e pervasività della tecnologia.
Individuare nella proposta etica le linee guida per una migliore adozione della tecnologia e un uso più consapevole e responsabile.
Un’altra area di intervento è dedicata direttamente ai Team coinvolti nel processo di adozione dell’intelligenza artificiale attraverso un percorso che affronti il change management con attività formative e di project management. Questo percorso permette di integrare la sostenibilità all’interno delle proprie attività e di valutare, con opportuni strumenti di analisi, i punti di forza e i punti di debolezza, le resistenze e le opportunità, e favorire il cambiamento.
Stefano Voltolini
Per saperne di più: info@askesis.eu
