Intervista a Saul Salucci

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Presidente dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini

Saul Salucci è presidente e sovrintendente dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini. L’Orchestra organizza attività di spettacolo con base a Pesaro, a Fano e nella Regione Marche. È regolarmente invitata a partecipare a stagioni ed eventi in Italia e all’Estero.

 

Gentile Presidente Salucci, ci racconta brevemente come è nata e cosa fa l’Orchestra Sinfonica G. Rossini?

L’orchestra nasce nel 1994 da un’iniziativa di giovani musicisti, diplomandi e neodiplomati del Conservatorio Rossini; l’idea era quella di suonare insieme al di fuori dell’ente che ci aveva formati. A Pesaro, peraltro già di fatto “capitale” musicale, non era presente un’orchestra stabile.

In sintesi: l’OSR nasce da un gruppo di giovani, non da un finanziamento o da un progetto esterno, andando a colmare il vuoto dell’offerta lavorativa di una città come Pesaro, dotata di Festival e Conservatorio di grande rilevanza.

Incaricato di rappresentare questo gruppo, agli inizi suonavo e svolgevo anche funzioni manageriali. Poi, con la crescita dell’attività, mio malgrado ho dovuto “appendere l’archetto al chiodo”. Lo sviluppo dell’istituzione nel nostro territorio e nel mondo mi ha comunque permesso di continuare a vivere professionalmente nella creatività.

 

Lei ha affermato: “L’orchestra mette al centro la persona e le relazioni con gli altri”. Temi per noi di Askesis particolarmente importanti. Cosa significa in concreto questa affermazione?

L’orchestra è relazione. Lo spartito prevede l’esecuzione simultanea di più suoni, con differenti colori. Suoni acuti e suoni gravi, timbri diversi dovuti alla struttura e ai materiali degli strumenti e al modo di produrre le vibrazioni: legni, corde, sfregamento, soffio, persino il prezioso oro. Tutti elementi di una magnifica diversità di suoni, spesso paragonata alla tavolozza dei colori di un pittore.

Tutta questa ricca diversità deve però convivere grazie a un rapporto di relazione ben definito. Ognuno ha un ruolo e una funzione di complementarietà straordinaria. Il “prodotto” proposto è la risultante di questa diversità armonizzata.

Per questo l’orchestra è sempre più utilizzata come metafora per differenti aspetti del vivere quotidiano: dall’azienda ai movimenti d’opinione, dagli psicologi alle istituzioni formative. Lavorare in team per il raggiungimento di un obiettivo è ciò che più colpisce del nostro lavoro.

 

Con Askesis ha avuto modo di collaborare in diverse occasioni. Vuole raccontarci qualche esempio particolarmente riuscito di incontro tra il mondo musicale della sua orchestra e il mondo dell’impresa?

Da Adriano Olivetti alle belle chiacchierate con Massimo Folador: tutte esperienze in cui l’attenzione alla persona emerge come rivincita sul numero. In una società che, indicandoci modelli da seguire, implicitamente ci suggerisce anche modelli di felicità, restituire dignità a ogni persona — al suo vissuto e alla sua funzione — è ciò che mi ha portato a prestare ancora più attenzione a queste tematiche.

Nell’istituzione orchestra sono presenti molte figure: Consiglio d’Amministrazione, Presidente, Vicepresidente, professori d’orchestra, prime parti, violino di spalla, Direttore Artistico, Direttore Principale, direttori ospiti, solisti e tante altre professionalità.

Questa complessità rende un’orchestra una delle imprese più articolate e affascinanti, e questo emerge chiaramente anche nei corsi di formazione aziendale che, su iniziativa del M° Daniele Agiman, teniamo per importanti aziende italiane.

Una complessità organizzativa di questo tipo non può prescindere dall’attenzione alla persona. In un’orchestra, dove ognuno produce un suono che deve essere prezioso per l’insieme, questo diventa evidente e spesso anche esemplare.

 

L’orchestra come sistema è spesso citata come una metafora di un’organizzazione, perché richiede cultura diffusa ed omogenea, competenze, valorizzazione delle persone, capacità di gestione, attenzione alla performance. Si ritrova in questa metafora?

Tutto ciò che è stato detto sulla relazione tra gli strumentisti ricorda il corpo umano, che si muove in armonia grazie al funzionamento coordinato di tantissime parti.

Questo ragionamento però funziona se le singole parti sono integre e in buona salute: nell’orchestra la competenza individuale è il fondamento su cui si costruisce tutto il resto. Più il singolo è competente, più l’insieme ne trae giovamento.

L’orchestra è la sommatoria delle potenzialità individuali. Per questo, tra i professori d’orchestra, i capofila, il primo violino e il direttore, la formazione e la preparazione del singolo sono fondamentali.

Un’orchestra con singoli migliori ai blocchi di partenza parte decisamente con metri di vantaggio; poi il lavoro in team può mantenere, aumentare o anche dilapidare questo vantaggio.

 

Qual è il valore sociale di un’istituzione culturale come l’orchestra, così legata al territorio e alla sua storia artistica e musicale?

L’orchestra è presidio culturale e infrastruttura. Definizioni forse poco artistiche o poetiche, ma che aiutano a comprendere il ruolo che svolge nel territorio in cui opera: è un’azienda che crea lavoro per cittadini professionisti della musica ed è allo stesso tempo un interprete che diffonde cultura.

La semplice esistenza delle orchestre nei territori italiani rappresenta una grande ricchezza.

Per noi dell’Orchestra Rossini, inoltre, aver dedicato a Gioachino la nostra identità significa al tempo stesso conservare e diffondere nel mondo la sua cultura e, più in generale, la bellezza che il nostro territorio rappresenta.

È interessante notare come la nostra orchestra sia percepita all’estero come un prodotto rossiniano autentico. Il mondo — e in particolare l’Oriente — ricerca questa autenticità con grande interesse. Le cinque tournée in Giappone ci hanno fatto comprendere come noi siamo per loro una sorta di “voce autorevole” su Rossini e sulla tradizione della lirica italiana.