Notabene – Massimo Folador
Con tutto il parlare che si fa in questi giorni di guerra verrebbe voglia di parlare d’altro. Tanto più in un articolo come il Nota Bene di questa nostra newsletter, che vuole affrontare temi legati al lavoro e all’economia ma attraverso una chiave che resta l’approccio etico all’impresa. “Il bene comune è impresa” recita il pay-off di Askesis.
Ma d’altra parte le dinamiche della guerra sono l’altra faccia di una medaglia che vede nella pace il suo contraltare. Pace che non è l’assenza di conflitti esteriori come quelli che stiamo vivendo in questi anni ma è soprattutto una condizione di serenità, interiore ed esteriore, uno spazio e un tempo che permette di stare bene, di vedere il futuro con speranza e di costruirlo.
Nell’ultima Serata Benefit di Askesis abbiamo ripercorso i tratti essenziali dell’opera di Domenico de Masi “La fantasia e la concretezza” che indaga i momenti e i luoghi della storia universale nei quali l’uomo ha dato il meglio di sé e costruito civiltà, ricchezza e opere: dall’Atene di Pericle alla Roma di Adriano, dal monachesimo benedettino al Rinascimento italiano e numerosi altri momenti della storia italiana e internazionale. L’obiettivo era quello di evidenziare quali fossero i tratti comuni di questi periodi positivi e le motivazioni di tanta prosperità. Tra i tanti evidenziati, uno ritorna frequentemente ed è proprio la capacità di chi governa di creare presupposti positivi, di pace per l’appunto, nei quali le persone e le comunità trovino il substrato culturale e le condizioni pratiche per dare il meglio di sé. Quell’“eudaimonia” che anche Aristotele cita nell’”Etica Nicomachea” come presupposto e frutto di comportamenti individuali e collettivi tesi al bene comune.
Ma c’è un altro “luogo” celebre dove è possibile recuperare la stessa riflessione ed è l’allegoria del Buon Governo che il Signore di Siena fa dipingere al Lorenzetti in pieno Rinascimento. Un affresco eloquente, nato per parlare a tutto il popolo, regnanti compresi, nel quale emerge come il cuore dei messaggi che il Lorenzetti dipinge su richiesta del Principe siano alcune virtù e valori tipici di quel periodo storico. Tra questi il primo in assoluto nella “lettura” dell’affresco spetta alla giustizia, la prima delle virtù cardinali e, subito dopo, la concordia. Giustizia intesa come equità – dare a ciascuno il suo – e concordia intesa proprio come pace, come capacità di vivere assieme “con un cuore solo”, questo dice la traduzione del termine.
Non contento di questo messaggio il Principe di Siena fa affrescare gli effetti del Buono e del Cattivo Governo e si vede, da una parte, una città rigogliosa piena di persone che lavorano, si divertono, vivono, mentre, dall’altra, la figura centrale del despota che ha imbavagliato la giustizia, si fa guidare dall’arroganza e dalla superbia e ha come valori la guerra e ciò che ne deriva. Il risultato, ben espresso nell’affresco sugli Effetti del Cattivo Governo, è una città che si spopola, dove le persone cessano di lavorare. Una città povera dove non c’è più comunità, dove non c’è vita.
Davanti alla situazione di oggi e a questa saggezza antica che da sempre ha avuto a che fare con la nostra umanità, piena di fragilità e paradossi, resta il quesito: cosa possiamo fare noi come persone e come imprese? Quali sono le scelte in nostra mano che possono opporsi a questa situazione e che possono creare futuro?
Proprio il mondo dell’impresa non può rimanere fermo e stare a guardare, come viceversa forse, possono fare altri contesti e persone. L’impresa nasce per dare risposte e si sviluppa grazie a delle giuste risposte, tanto più in un periodo complesso e confuso come il nostro. Pur essendo “piccoli”, molto più piccoli degli stati che oggi sono in guerra e stanno già generando ripercussioni economiche, possiamo creare alleanza, al nostro interno e con chi lavora nel nostro “sistema”, possiamo adottare comportamenti che tendono alla cooperazione e non alla solita e “vecchia” competizione, possiamo creare coesione e supporto tra aziende e istituzioni. In altre parole possiamo provare ad attuare “pezzi” di quel “bene comune” che rappresenta la vera sfida di oggi e di domani. Qualcosa di estremamente pratico e per questo una possibile risposta a quel “male comune” che ahimè ci sta toccando sempre più da vicino.
