Notabene – Massimo Folador

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Il lavoro come opera spirituale: vi presento il mio nuovo libro

Nei giorni scorsi ho partecipato, nella splendida cornice del Cilento, a un interessantissimo convegno dedicato al tema della nostalgia: un sentimento che attraversa la nostra vita personale, il lavoro e ogni tappa dell’esistenza.

Il mio intervento si intitolava “Nostalgia dello spirito” ed è da qui che voglio partire per raccontarvi della mia nuova “impresa” editoriale. E voglio definirla proprio così dopo il tantissimo lavoro che ha richiesto. Un lavoro durato anni – fatto con grande piacere e gusto devo dire –  tipico di un’attività che possiamo denominare “impresa”…

La nostalgia è molto più che un ricordo che torna a bussare o un sentimento malinconico, è segno di qualcuno o qualcosa che ha lasciato una traccia che vorremmo ripercorrere o rivivere, un pezzo importante della nostra vita che riaffiora proprio perché ha senso e ci appartiene.

E ricordo di me, giovanissimo – uno dei pochi ricordi della mia infanzia – al rientro da una slittata in montagna, seduto davanti alla stufa con un libro tra le mani dedicato alla storia di Roma. In quell’immagine c’è ancora oggi una parte enorme di me: la passione per la montagna e il freddo, i libri e la lettura, e l’amore per ciò che la storia ci porta in dote perché i nostri giorni migliorino e abbiano senso.

Questo nuovo libro, “Il capitale spirituale”, nasce anche da lì e da un cammino forse iniziato allora e poi lasciato e ripreso più volte. Un cammino che mi ha portato a capire, e poi a dimenticare, un sacco di cose ma che poi è sempre tornato indietro per cercare le radici che contano, le esperienze che producono nostalgia e, grazie a ciò, vita. Non so se definirlo un libro, così come altri che ho scritto, oppure un compendio di volti incontrati e parole vissute.

Un “capitale” è una risorsa da spendere, se è reale; un “patrimonio”, come dice il sottotitolo, un tesoro che qualcuno ci ha lasciato in eredità perché possa essere usato e valorizzato per il bene di tanti.

La “spiritualità” invece, che nel libro affronto con un approccio laico affinché possa essere compresa e applicata anche nel mondo del lavoro, è una “ruha”: uno spirito di vita, un’energia impalpabile ma possente, capace di regalare a ciascuno di noi quella consapevolezza, quella serenità e quella forza che a volte sentiamo mancare.

Un capitale che non è “acquistabile” ma solo “costruibile”, giorno dopo giorno, con quella sana fatica che richiede tutto ciò che conta davvero. Un patrimonio che nel libro emerge come risorsa che può dare ulteriore forma e senso a quel capitale “umano” e “relazionale” di cui oggi si sente tanto in azienda la mancanza.

Scrivere questo libro è stato come ritornare dove, in fondo, ero già sempre stato: a quei giorni d’inverno trascorsi a slittare da bambino, ma anche a vent’anni fa, quando pubblicavo il mio primo libro “L’organizzazione perfetta”, fino alle mille cose stimolanti fatte insieme ai colleghi di Askesis e a voi.

Non certo malinconia ma tracce di vita, proprio quella vita che anche nei testi evangelici viene promessa: “il centuplo quaggiù e l’eternità”.

Per questo ho dedicato così tanto tempo ed energia a questo nuovo libro. Per questo mi auguro che tante persone possano leggerlo e che diventi per loro un piccolo “bigino”, una mappa per noi imprenditori, manager, impiegati e operai che ogni giorno viviamo la complessità di questo momento con il desiderio di abitarla come merita ogni altra fase della vita: con gusto, passione e la capacità di creare valore per noi stessi e per le persone che incrociano il nostro cammino lavorativo.

Alla fine, è forse questa la vera sfida: usare il lavoro come “opus”, come opera spirituale. Qualcosa che mentre cambia il mondo, ci cambia, che mentre migliora il mondo ci migliora…