Notabene – Massimo Folador

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Questo NotaBene esce pochi giorni dopo la Serata Benefit di Askesis: un evento che per Askesis è ormai da tempo il momento più importante dell’anno. Non solo perché fin dalla prima edizione è risultato essere per tutti i partecipanti, un momento piacevole e ricco di riflessioni ma, soprattutto, perché rappresenta in modo tangibile, il nostro modo di lavorare e i valori che hanno contribuito a creare la “comunità” di Askesis e a valorizzare le relazioni con i nostri clienti, i partner, le istituzioni. Molti di loro presenti, ogni anno in numero crescente, alla serata.

Tra questi valori mi piace sottolinearne uno in particolare perché, credo, sia all’origine delle attività di tante imprese, e della creazione di tanti risultati: la generosità. Il tema sembrerebbe inusuale se riportato al mondo del lavoro ma il primo economista ad averlo approfondito è proprio Antonio Genovesi, fondatore della prima cattedra al mondo di Economia, a Salerno, a metà del 1700. Nei suoi scritti Genovesi sostiene come siano due i valori che fondano l’economia nel suo insieme e le transazioni che la determinano: la generosità, per l’appunto, e la reciprocità. A prima vista sembrano riflessioni distanti dalla nostra quotidianità lavorativa; eppure, non serve essere economisti o imprenditori per comprendere la fondatezza della sua riflessione. Basta ampliare il raggio di azione e passare dalla sola dimensione monetaria a tutto ciò che determina e valorizza ogni transazione economica: da quelle tra i collaboratori a quelle con il mercato o a quelle con i fornitori e il territorio. Può essere segno di grande generosità difatti un ascolto che si prolunga oltre il tempo definito, la qualità di un lavoro ottenuta grazie ad un surplus di attenzione e competenze, oppure la capacità di confrontarsi fino in fondo per trovare un punto d’incontro reale tra le parti.

Nella carta dei valori di Askesis abbiamo sintetizzato così questo valore: “Crediamo che ogni relazione positiva nasca, anche nel lavoro, da un atto di generosità. Un atteggiamento interiore che si traduce nella capacità di dare sempre qualcosa di più del dovuto: tempo, competenze, attenzione, ascolto”. E spesso nei nostri incontri torniamo a chiederci se abbiamo veramente utilizzato questa espressione e se l’abbiamo fatta diventare un’azione quotidiana, innanzitutto per essere coerenti con ciò che scriviamo ma, soprattutto, perché crediamo nella valenza, anche economica, di questo valore.  

Ma è molto interessante il secondo valore che Genovesi affianca al primo, quasi a volerlo completare: la reciprocità. Anche questo tema non rientra nel vocabolario usuale di un economista ma, a ben vedere, ogni atto economico è necessariamente reciproco. Quando un’azienda mette sul mercato un prodotto/servizio è solo perché qualcuno sarà disposto a comprarlo; quando mi impegno nel lavoro è anche perché qualcuno riconoscerà, economicamente e non solo, il mio sforzo; quando saldo una fattura ad un fornitore sto riconoscendo la qualità del suo lavoro. Ma secondo Genovesi il valore della reciprocità raggiunge il massimo risultato quando è unito a quello precedente perché proprio un comportamento “generoso” è in grado di produrre, nel tempo, un atto reciprocamente positivo. La traduzione di questo assunto è molto pratica e comprensibile: solo quando lavoro bene posso creare un prodotto eccellente, solo se vendo attraverso una relazione fiduciaria genererò un risultato positivo e sostenibile, solo se saprò esprimere nelle mie azioni una quota di generosità reale, sarò in grado di ottenere una reciprocità altrettanto concreta.

Su questo tema però Genovesi, da persona che conosce bene l’economia e l’animo umano, aggiunge una riflessione. La generosità è sicuramente in grado, quando si avvale chiaramente di competenze e strumenti, di creare reciprocità nelle relazioni tra gli stakeholder, ma non sempre e non comunque. Tutti vorremmo che questo accadesse, meglio ancora nell’immediato ma non sempre è così ed è questo che spesso aggiunge malumore e frustrazione. Così Genovesi aggiunge una dinamica insidiosa, il tempo: la reciprocità funziona sempre ma potrebbe concretizzarsi a distanza di giorni, mesi, anni. Non solo: la reciprocità non è sempre diretta – da A a B e ritorno – è ma anche indiretta, il che sta a significare che il risvolto positivo potrebbe arrivare anche da C.

Anche noi, in Askesis, ne siamo certi: lavorare bene, vivere attraverso certi valori significa produrre sempre “valore”, ma il risultato finale è dato dalle relazioni che convivono nel sistema e non sempre da quelle su cui abbiamo puntato direttamente. Questo rende la generosità nel lavoro una scelta difficile e uno sforzo enorme, ma fa comunque la differenza perché l’azienda è un sistema costruito attraverso relazioni che devono durare nel tempo e solo attraverso certi valori questo può realmente avvenire. In fondo quello che la “comunità” di Askesis ha in parte rivissuto assieme giovedì scorso nella splendida cornice dell’Abbazia di Mirasole.