La nostra Serata Benefit. Nuovi capitali nell’epoca della complessità

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Per Askesis, la Serata Benefit è molto più di un evento in calendario: è un appuntamento importante, che dà forma concreta alla nostra identità e al modo di intendere l’impresa.
Quella del 22 ottobre, che si è svolta nella chiesa dell’Abbazia di Mirasole, alle porte di Milano, ha riunito una comunità di persone e organizzazioni con cui Askesis condivide riflessioni e valori, in un luogo che per storia e raccoglimento è stato pienamente connaturato alla serata. Il titolo, “Nuovi capitali nell’epoca della complessità: la persona, la relazione, lo spirito”, indica la direzione: quando cambia il contesto economico e sociale è determinante che l’impresa evolva e trovi nuovi approcci, a partire da quei capitali che sono cruciali per le organizzazioni, ma che troppo spesso vengono messi in secondo piano. Oltre al capitale economico e finanziario, c’è quindi il capitale umano, il capitale fiduciario, il capitale relazionale, il capitale spirituale delle persone.

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Con la guida del giornalista Fabio Pizzul, che ha moderato gli interventi, la serata ha alternato musica e testimonianze, fino alla presentazione del libro Il capitale spirituale, ultima fatica di Massimo Folador, e alla cena conviviale.

Ad accompagnare l’incontro è stato un ensemble dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro, con flauto, clarinetto, corno e fagotto. La presenza dei musicisti non è stata un semplice intermezzo, ma parte integrante del messaggio. Saul Salucci, presidente dell’Orchestra, ha infatti proposto proprio l’orchestra come metafora dell’organizzazione: ogni musicista porta una competenza importante e ricopre un ruolo preciso, e il valore dell’individualità è cruciale. Ma il risultato non nasce dalla somma delle singole capacità: nasce dal saper accordarsi con gli altri, dal concertare insieme per il risultato di tutti, dall’avere alla guida un direttore che sa far suonare al meglio tanto i singoli quanto il gruppo. È un’immagine che ogni imprenditore e ogni manager può riconoscere nella propria realtà quotidiana, perché ricorda che la qualità di un’organizzazione dipende dalla qualità delle persone che la compongono e dalla capacità di farle lavorare in armonia.

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Sul valore del capitale umano nelle imprese si è soffermato Francesco Cirillo, Direttore Generale di Assobenefit. Cirillo ha ricordato la recente Ricerca Nazionale condotta da Assobenefit insieme a Banca Intesa San Paolo e Infocamere secondo la quale le Società Benefit ottengono in media performance migliori. La ragione, ha spiegato, sta nel fatto che queste imprese puntano non soltanto sui risultati economici ma anche sulla qualità dell’impatto e sulla qualità delle persone. Un’indicazione che smentisce l’idea di una contrapposizione tra valore sociale e solidità del business, due dimensioni che invece si rafforzano a vicenda.

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Sulla stessa linea si è collocato l’intervento di Anna Carini, Amministratore Delegato di Serv.E.R. CISL, che ha indicato nella partecipazione un elemento costitutivo dell’impresa, ricordando la recente legge di iniziativa popolare promossa dalla stessa Cisl ad attuazione dell’articolo 46 della Costituzione. Carini ha insistito poi sull’importanza dell’ascolto, indispensabile per capire i bisogni dei clienti ma altrettanto per comprendere quelli dei gruppi di lavoro, e ha invitato a lavorare in modo condiviso e approfondito sui valori interni all’azienda, il terreno su cui partecipazione e ascolto possono davvero crescere e produrre risultati duraturi.

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A completare il percorso è stato lo sguardo sulla dimensione spirituale, portato da Luca Fallica, Abate dell’Abbazia di Montecassino. Fallica ha sottolineato la centralità della persona nella Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV e ha riflettuto sul significato del verbo “custodire” (shamar), che riguarda l’ambiente in cui viviamo (il giardino da coltivare e custodire della Genesi) così come i rapporti di lavoro che costruiamo: custodire vuol dire preservare, prendersi cura, riconoscere che ciò che ci è affidato, dalle risorse naturali alle relazioni quotidiane, ha un valore che va protetto. Ha ricordato infine il valore vivificante dello spirito, il ruah di cui parla anche Massimo Folador nel recente libro Il capitale spirituale. Un patrimonio per chi fa impresa, l’energia che dà vita alle persone e, attraverso di loro, alle organizzazioni e si sprigiona nelle relazioni autentiche.

Tra musica, testimonianze e dialogo, la serata ha mostrato che persona, relazione e spirito sono capitali vivi, miniere su cui un’organizzazione può scegliere di investire per assicurare maggiore valore e longevità alla propria mission.  Per Askesis, che li pone al centro del proprio lavoro, è stato un ulteriore passo di questo percorso, aperto alla comunità di persone e aziende che quei valori li fa vivere ogni giorno.

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