Intervista a Rinaldo Ballerio
Presidente di Elmec Informatica
Elmec Informatica è Managed Service Provider di servizi IT per le aziende, specializzato in soluzioni per infrastruttura, data center, workplace, cybersecurity.
Il vostro Manifesto della Sostenibilità parla di “uno stile di vita, una scelta e un impegno”, non di un elenco di regole. C’è stato un momento preciso, nella storia di Elmec, in cui avete capito che la sostenibilità doveva diventare parte del DNA aziendale e non solo un adempimento?
Non c’è stato un unico momento di svolta, ma un percorso che si è sviluppato negli anni. Abbiamo cercato di guardare oltre il risultato economico immediato e di riflettere sull’impatto che stavamo generando sulle persone della nostra comunità e sul territorio attorno. La sostenibilità, abbiamo capito molto presto, non poteva riguardare soltanto quella che noi chiamiamo “burocrazia”: adempimenti normativi, regolamenti, moduli da compilare e questionari a cui rispondere. La sostenibilità, per me fa parte del modo in cui si fa impresa, come una bussola che si mette sul tavolo ogni qual volta si devono prendere delle decisioni, soprattutto quelle importanti.
Qualche tempo fa si sentiva parlare di Outgreening: superare i competitor non soltanto sul prezzo o sulla qualità, ma anche dimostrando di saper operare in modo concretamente più sostenibile, attraverso risultati misurabili e certificazioni che attestino l’impegno ambientale. È questa la visione che vogliamo portare avanti in Elmec. Il nostro Manifesto della Sostenibilità esprime proprio questa convinzione: la sostenibilità è uno stile di vita, una scelta e un impegno che si rinnova ogni giorno. Significa investire oggi per costruire un’azienda più efficiente e responsabile, capace di creare valore nel lungo periodo. Perché la competitività di un’impresa non si misura soltanto da ciò che produce o dai risultati che raggiunge, ma anche da come li raggiunge e dall’eredità che lascia alle generazioni future.
Elmec lega molto l’innovazione tecnologica alla riduzione dell’impatto ambientale, basti pensare al servizio di ricondizionamento dei dispositivi.
Secondo lei, perché oggi l’innovazione IT è un alleato per la sostenibilità? E come fate, concretamente, a farle camminare insieme senza che una freni l’altra?
Credo che oggi innovazione tecnologica e sostenibilità debbano procedere di pari passo. La tecnologia è uno straordinario motore di sviluppo, ma dobbiamo essere consapevoli che ogni dispositivo ha un costo ambientale, legato alla produzione, al consumo di risorse e al suo fine vita. La vera sfida, quindi, non è rinunciare all’innovazione, ma trovare il modo di innovare meglio, utilizzando le risorse in maniera più intelligente e responsabile.
Il ricondizionamento dei dispositivi che facciamo attraverso Buytec, la società del nostro gruppo che si occupa di dare una seconda vita a computer di fascia professionale, è un esempio concreto di questo approccio: riparare, riconfigurare portatili e smartphone con lo scopo di limitare l’esigenza di produrne di nuovi, ridurre notevolmente i rifiuti elettronici e valorizzare gli investimenti già sostenuti. Così facendo, si apre la possibilità di acquistare un dispositivo professionale con un prezzo accessibile, anche a chi diversamente non potrebbe. È un modello che dimostra come una scelta sostenibile possa generare benefici sia all’ambiente, che alle persone, senza perdere di vista la competitività del business.
In Elmec cerchiamo di applicare questo principio anche nella gestione quotidiana della tecnologia. Crediamo che non sempre sia necessario sostituire un dispositivo, delle volte basta riconfigurarlo e destinarlo ad altre attività, prolungandone così il ciclo di vita. Allo stesso tempo, investiamo in innovazione con lo scopo di efficientare le nostre infrastrutture e i processi produttivi.
La sostenibilità per noi non è assolutamente un freno all’innovazione, ma è uno dei criteri con cui orientarla. Naturalmente, questo porta a valutare ogni scelta nel suo insieme, considerando prestazioni, sicurezza, costi e impatto ambientale e sociale. La tecnologia evolve molto rapidamente, ma la capacità di un’impresa sta anche nel capire quando introdurre una novità e quando, invece, valorizzare al meglio ciò che già possiede. È in questo equilibrio che, secondo noi, si crea il vero valore.
Tra le vostre iniziative ci sono club tematici, supporto psicologico, study tour: un investimento importante sulla crescita delle persone, non solo sulle competenze tecniche. Che ruolo gioca la formazione, intesa in senso ampio, nel tenere insieme innovazione e responsabilità sociale in azienda?
Sono convinto che un’azienda innovativa debba investire prima di tutto nelle persone, perché sono loro a fare la differenza, ogni giorno. La formazione, quindi, non può limitarsi solamente alle competenze tecniche, che nel nostro settore sono ovviamente indispensabili, ma deve essere un percorso più ampio, che favorisca la curiosità e la capacità di mettersi in discussione. È importante costruire le condizioni affinché ognuno possa esprimere il proprio potenziale.
Per farlo, non bastano le competenze, tasselli importanti, ma certo non gli unici. Il benessere delle persone e la qualità delle loro relazioni all’interno dei gruppi di lavoro spesso si rivelano la carta vincente quando si tratta di accelerare su un progetto o di trovare una soluzione a un problema. Per questo facciamo Team Building e feste aziendali con migliaia di persone. Abbiamo creato uno spazio culturale in cui i club di appassionati, spesso spontanei, si incontrano per parlare di cinema, libri, fotografia e molto altro. Decine di iniziative volte al benessere dei dipendenti a cui si aggiungono i servizi di prevenzione e attenzione alla salute e la sicurezza psicologica, perché crediamo che le persone debbano poter lavorare in un ambiente positivo.
La responsabilità sociale di un’impresa comincia proprio dal modo in cui si prende cura delle proprie persone. Questo ha un legame diretto con l’innovazione: un ambiente aperto al confronto, in cui le persone si sentono valorizzate, è anche un ambiente più capace di generare idee, affrontare i cambiamenti e trovare soluzioni nuove. Per noi, dunque, investire nelle persone non è un’attività accessoria, ma una componente fondamentale migliorare i flussi di lavoro e l’efficienza generale dell’organizzazione.
Durante la Settimana della Sostenibilità testimoniate la vostra strategia complessiva e i vostri sforzi in questa direzione. Vuole raccontarci come declinate la componente sociale della Sostenibilità (verso gli stakeholder, verso il territorio, verso chi è più fragile)?
La sostenibilità sociale significa riconoscere che un’impresa non esiste isolata dal contesto in cui opera. Ha una responsabilità verso le proprie persone, verso i clienti e i partner con cui lavora, ma anche verso la comunità che la circonda. È una responsabilità che va oltre il business e che si misura nella capacità di generare valore condiviso.
In Elmec promuoviamo una cultura della partecipazione, in cui ciascuno possa contribuire attivamente a obiettivi comuni. Allo stesso tempo, sentiamo forte il legame con il territorio varesino e sosteniamo iniziative solidali e collaboriamo con realtà che si occupano delle persone più fragili. Crediamo che mettere a disposizione le nostre competenze sia un modo concreto per contribuire a ridurre le disuguaglianze e offrire nuove opportunità.
La Settimana della Sostenibilità rappresenta proprio un’occasione per condividere queste esperienze e renderci conto di quanto i piccoli gesti, quando trasformati in impegno collettivo, siano in grado di dare risultati significativi.
Il nostro obiettivo è essere un’impresa che cresce insieme al proprio territorio, non semplicemente al suo interno, perché conta anche la capacità di restituire valore alla comunità e questa, secondo me, è la misura più concreta della responsabilità sociale di un’impresa.
