Due giornate su Etica e Accelerazione Tecnologica con Sanofi Italia

Hand balancing glowing green planet and digital microchip symbolizing harmony between technology and nature sustainable innovation environmental protection and artificial intelligence ethics

 

Askesis ha curato due giorni di riflessione e formazione per il Gruppo People & Culture di Sanofi Italia, dedicato alla relazione tra accelerazione tecnologica e fattore umano e alla ricerca di senso sul luogo di lavoro.

L’evento è stato incentrato sugli aspetti umani e spirituali del lavoro di oggi, in un momento di iperconnessione e pervasività della tecnologia all’interno della vita personale e professionale di tutti, e sulla capacità di vivere il tempo presente con capacità di aderenza ai propri obiettivi professionali.

La rapida trasformazione tecnologica in atto impone infatti una continua dialettica tra iperconnessione, diffusione della tecnologia nelle dinamiche lavorative e necessità di valorizzare il fattore umano, con l’altissimo livello di attenzione e di impegno che richiede per una gestione che sia proficua e funzionale.

L’evento off-site si è svolto presso l’Eremo di San Giorgio di Bardolino, sul lago di Garda, con l’intenzione di immergere il Gruppo People & Culture in uno spazio totalmente “altro” rispetto al contesto professionale tradizionale, in modo da facilitare ogni scambio e approfondimento come obiettivo prioritario, proponendo un percorso di apprendimento comune attraverso il confronto.

Sanofi, la prima azienda farmaceutica che ha adottato l’AI su larga scala, è una realtà ad alta capacità innovativa e di riflessione sui processi che impattano sulle diverse dimensioni (sociali, professionali, personali) del lavoro. Askesis ha lavorato con Laura Bruno, Direttore People & Culture di Sanofi Italia, e con Davide Occhipinti, Learning Business Partner, per sviluppare i contenuti delle due giornate di lavoro, incentrate sul significato del cambiamento operato dalla complessità, secondo alcune direttrici fondamentali:

  • Sviluppare un approccio umanistico in risposta ai mutamenti tecnologici, per accrescere la consapevolezza di fronte alla loro pervasività
  • Individuare nella proposta etica una strada per riscoprire e conservare il senso del proprio lavoro
  • Capire come capitale umano e capitale spirituale possano interagire attivamente nel quadro della trasformazione tecnologica

La riflessione, guidata ma orientata alla massima partecipazione, è stata aperta da Laura Bruno e introdotta dal consulente di Askesis Matteo Reale, che ha richiamato i punti salienti del progetto. La prima relazione è stata di Massimo Folador, Ceo di Askesis ed esperto del mondo benedettino, delle sue caratteristiche applicate alle organizzazioni.

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Il suo intervento si è focalizzato sul significato ancora attuale, a distanza di molti secoli, della Regola di Benedetto come percorso di crescita personale e organizzativo, incentrato sul valore dell’ascolto, del dialogo, della collaborazione, della responsabilità come elementi che aiutano la persona a integrare nel proprio lavoro la ricerca di ciò che abita la nostra interiorità. San Benedetto scrive la Regola in un momento drammatico della storia europea, durante la fine dell’Impero Romano, un momento di grande cambiamento che ha dei parallelismi importanti con la situazione attuale. In tale contesto decide di formulare per i suoi monaci una proposta molto innovativa per l’epoca, il cui perno è incarnato dalla persona che cerca e trova la sua unità interiore. Il Monachesimo restituisce al lavoro il suo giusto peso e significato: è un tempo fortemente educativo, di relazione, di costruzione del bene comune. E nel luogo che ci ha accolti abbiamo potuto osservare quanto certi principi e modalità incarnino ancora la vita della comunità.

Il secondo momento formativo è stato tenuto da Natale Brescianini, monaco camaldolese e formatore. Brescianini si è soffermato sulla condizione umana e tecno-umana e sulle paure che possono materializzarsi nel gestire la complessità e la penetrazione dell’Intelligenza Artificiale, sottolineando la non neutralità della tecnologia. Di fronte a queste trasformazioni, le organizzazioni hanno necessità di mettere le persone al centro e, soprattutto, di avere nel proprio organico persone “centrate”. Persone in grado riconoscere il senso e la direzione del proprio lavoro, la perfettibilità del proprio operato e il significato profondo della libertà che anima il proprio agire. La discussione è stata poi incentrata sul senso del lavoro, aspetto particolarmente centrale all’interno del gruppo di lavoro che si è riunito all’Eremo di Bardolino, con una riflessione sul lavoro come dimensione costitutiva della persona e sulla sua dimensione interiore o spirituale, per finire sulla caratterizzazione del confronto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Questo ha permesso di richiamare quanto asserito dalla filosofa Benedetta Giovanola: riguardo ai percorsi di intelligenza artificiale è centrale “conoscere le specificità di ogni intelligenza ed entrare in una logica non di sostituzione o competizione ma di collaborazione”.

Il team ha reagito con spunti e contributi molto articolati sui diversi temi, che hanno permesso una vivace interazione tra i formatori e il gruppo di lavoro, che ha riportato esperienze e vissuti professionali e personali.

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La seconda giornata ha visto riprendere i temi e gli spunti emersi dallo scambio con i partecipanti e ha visto l’intervento proprio di Benedetta Giovanola, docente di Filosofia Morale all’Università di Macerata ed esperta di etica dell’intelligenza artificiale. La sua relazione si è indirizzata a una prima riflessione sull’etica per l’AI legata alla buona innovazione, partendo da un dialogo con i partecipanti al workshop. Anche in questo caso l’interazione con il gruppo è stata molto costruttiva e diretta allo scambio di visione e alla comprensione e acquisizione di temi e contenuti comuni.

È importante infatti capire come fare buona innovazione nel momento in cui si utilizzano strumenti tecnologici avanzati e come utilizzare l’etica in questo percorso, che rappresenta una bussola capace di condurci alle scelte corrette e coerenti con i valori che ci siamo dati. La buona innovazione diventa così quella che è diretta al bene comune, in cui la governance è chiara e strutturata, il cui fine ancora una volta è mettere le persone al centro e non escluderle dai processi trasformativi.