Notabene – Massimo Folador
Da giovane ho avuto la fortuna di frequentare un corso di laurea molto interessante e di farlo in un’Università importante, ma quello che riaffiora di quegli anni nei miei ricordi, come capita a molti, è “l’atmosfera” (della giovinezza mi verrebbe da dire) e quanto portava con se prima e dopo i corsi. Ricordo i compagni, lo stare assieme, la goliardia – anche la tensione che caratterizza un percorso universitario certamente – ma a fatica ricordo gli esami, ivi compresi quelli che avevano al centro materie che mi hanno appassionato negli anni successivi – la statistica, i dati, la ricerca – come è poi accaduto invece nel mio primo lavoro da neolaureato presso il “Gruppo editoriale Fabbri”, allora, per dimensioni, il secondo gruppo in Italia. Fortuna volle che venissi inserito nel team dell’Amministratore Delegato, Mario Speranza, un “nume tutelare” in editoria, persona durissima ma dalle grandissime capacità strategiche, laureato in Statistica per l’appunto.
Con lui mi resi conto di quanto l’analisi dei dati e la capacità di leggerli in anticipo per fare delle scelte più accurate potesse essermi di aiuto nel lavoro, ma non solo. Me ne rendevo conto nei nostri incontri durante i quali, mentre io balbettavo i risultati dell’esperienza maturata sul campo, lui era capace di fare delle sintesi perfette senza uscire dall’ufficio ma semplicemente rovistando tra i dati, indagando le informazioni. Invidiavo questa sua capacità di capire senza vedere, di decidere senza in fondo essersi calato nelle cose ma semplicemente avendole osservate.
Questa partentesi iniziale – di cui mi scuso, ma ogni tanto credo sia piacevole attingere ai ricordi – mi è utile per parlarvi dell’esperienza con l’Osservatorio sulle Società Benefit, in LIUC, che ho la fortuna di dirigere accanto ad Andrea Venegoni, docente nella stessa Università, Tommaso Bagnoli, giovane ricercatore, e altri colleghi di Askesis. E supportato da diverse Società Benefit, che ringrazio ancora per il loro contributo.
La parola “osservatore”, da cui il termine “osservatorio”, ricorda la figura di chi veniva mandato in prima linea dai generali per cogliere i dettagli del campo di battaglia e recuperare le informazioni che contano, quelle che, usate nel modo giusto, potevano fare la differenza nelle battaglie e portare alla vittoria. Ben sapevano i generali di allora che avere la capacità di “osservare”, ovvero di capire in anticipo cosa sta accadendo per prendere delle decisioni accurate, può fare la differenza. Anche nelle nostre imprese in una situazione complessa e mutevole come quella che stiamo vivendo.
Nel corso dei lavori dell’Osservatorio, quest’anno – accanto alla ricerca che abbiamo presentato mercoledì e che ha avuto come focus l’importanza strategica dei valori nel fare impresa – abbiamo voluto fare altro: confrontarci innanzitutto, per cercare di indagare assieme il contesto nel tentativo di capire le prospettive e il futuro e incontrare persone di grande esperienza: da Reza Arabnia del gruppo Geico, a Romano Mion, fondatore di Eurospin, da Ruggero Frecchiami, ex Direttore Generale di Assimoco, a Marco Morganti, Presidente di Assobenefit, a Remo Lucchi, uno dei padri fondatori della ricerca in Italia, ed altri ancora. Persone che hanno sperimentato in prima persona gli effetti positivi del “bene comune” nel lavoro e costruito attorno ad essi la loro storia di successo.
Nell’incontro di mercoledì in LIUC in particolare abbiamo analizzato assieme qualche elemento del contesto in cui opera oggi l’impresa e alcuni motivi perché le Società Benefit a oggi risultano avere delle performance migliori. Una parte della risposta è in alcune evidenze emerse dal lavoro di ricerca: gli imprenditori intervistati operano chiaramente in un’ottica di profitto ma, attraverso le Finalità di Beneficio Comune, hanno molta cura della relazione con gli stakeholders, a partire dai collaboratori; amano dell’impresa la parte più “nascosta”, quella che prova a fornire un senso alle attività e amano testimoniarla e raccontarla: la loro cultura di appartenenza, spesso famigliare e legata ai territoti li porta ad avere un rapporto positivo con la comunità locale, siano esse le scuole o la pubblica amministrazione o i fornitori: avvertono nei fatti che queste scelte strategiche stanno già avendo un impatto positivo sull’impresa e i suoi risultati e questo li motiva chiaramente a proseguire e a diventare dei testimoni di questo modo di fare impresa. Altri sono i punti che abbiamo visto e commentato e se qualcuno volesse approfondirli siamo disponibili a farlo con grande piacere.
L’obiettivo d’ora in poi sarà quello di proseguire con questo progetto per mettere a fattore comune esperienze e competenze, conoscenze e sensibilità, e di fare, in fondo, proprio ciò che anima la Società Benefit: trovare delle finalità di beneficio comune che possano essere fonte di ispirazione e di senso ma anche, o soprattutto, soluzioni per dare vita ad imprese più sostenibili e capaci di futuro.
E devo dire che mi piace l’idea di tornare là dove sono partito diversi anni fa e contribuire a fare per altri ciò che Mario Speranza ha fatto con me: farmi comprendere come si può evitare di sprecare molte energie e risorse semplicemente ragionando in anticipo sulle evidenze che la realtà ci presenta se le indaghiamo e le scopriamo assieme per farle divenire soluzioni. Come ci siamo detti mercoledì, fare impresa oggi significa riscoprire una memoria per proiettarla verso il futuro.
