Intervista a Gregorio Sassoli e Guendalina Folador

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Gregorio Sassoli è regista, sceneggiatore, produttore e distributore. Guendalina Folador è produttrice cinematografica e titolare di Askesis Film.

Gregorio Sassoli e Guendalina Folador sono rispettivamente il regista sceneggiatore, produttore e distributore per Red Sparrow e la produttrice e distributrice per Askesis Film del docufilm “San Damiano” (2025).

Guendalina Folador: vuoi raccontarci l’avventura imprenditoriale di Askesis Film (costola di Askesis SB srl)?

Askesis Film nasce, dopo aver fatto parte di Askesis Società Benefit Srl, con l’intenzione di poter raccontare nuove voci del panorama del cinema italiano, ma soprattutto con il desiderio di poter avviare una rivoluzione silenziosa e potente anche nel modo di fare cinema e di creare aggregazioni creative, sociali e di crescita personale per qualsiasi membro della troupe stessa. Il progetto in essere, La Notte Brucia di Angelica Gallo, ha avuto uno sviluppo di 4 anni e le riprese sono terminate la settimana scorsa, ma decisivo in questo primo periodo di vita di Askesis Film è stato proprio l’incontro e la collaborazione con Gregorio Sassoli nel docufilm “San Damiano” e tutto quello che sta nascendo quando le cose vengono fatte con la sensibilità del cuore.

Gregorio Sassoli: il documentario da lei scritto e diretto insieme a Alejandro Cifuentes, “San Damiano”, è diventato uno dei casi cinematografici italiani del 2025. Ci vuole raccontare come è nata l’esigenza di raccontare la storia di “San Damiano”?

Il documentario è nato un po’ per caso, anche se, ad analizzare gli eventi, forse non è stato così casuale. Alejandro ed io stavamo scrivendo un film di finzione con protagonista una ragazza che viveva in strada. Per capire meglio quel mondo erano un paio di anni che frequentavamo la Stazione Termini anche come volontari. Poi per cercare di capire cosa si provasse a dormire in strada, abbiamo deciso di farlo noi stessi una notte. E quella notte abbiamo conosciuto Damiano, appena arrivato a Roma. Mossi dall’urgenza di raccontare questa persona così fuori da ogni schema, dopo qualche giorno siamo tornati con una telecamera, senza sapere bene cosa sarebbe successo. Damiano ci sembrava più un vagabondo che il tipico “senzatetto”, poi piano piano è diventato parte della comunità di senzatetto che gravitano intorno alla Stazione Termini, e così il documentario è diventato uno spaccato su questa realtà.

Gregorio Sassoli: quanto ha inciso nella decisione di fare questo film la vostra sensibilità sociale e l’esperienza del volontariato con la comunità di Sant’Egidio?

Il volontariato l’avevamo fatto per un anno prima di iniziare il documentario, per cui eravamo in un certo senso ancora freschi. E forse anche immergendoci come amici di Damiano, il rapporto era molto diverso di quello che si instaura facendo i volontari. Ci siamo trovati catapultati dentro ad un universo nuovo, che è lì alla luce del sole ma che normalmente non vediamo. Lo avevamo in qualche modo sfiorato prima, ma la sensazione è stata proprio diversa: pur non appartenendovi, siamo passati “dall’altra parte”, dalla parte di Damiano, Sofia, Alessio… e quindi anche i volontari ci sembravano “esterni”, appartenenti al mondo della società civile regolata, da cui chi vive in strada è escluso.  Però, ecco, sicuramente se non avessimo fatto i volontari prima, questo film non esisterebbe. Il volontariato mi ha cambiato la vita e credo che sarebbe importante lo si facesse in tutte le scuole, già dalle elementari. Vivendo nell’epoca dell’iper-individualismo, è importante contrastare questa tendenza con attività come il volontariato che dà benefici a tutti: sia a chi lo fa, che a chi viene aiutato.

Gregorio Sassoli, Guendalina Folador: dal cinema all’azione sociale e ritorno. Ancora oggi, a due anni dalla conclusione del film, la produzione, Red Sparrow, continua a sostenere i protagonisti, contribuendo a pagare le rette nei centri di accoglienza dove alcuni tentano percorsi di recupero. Il cinema è uno strumento di trasformazione sociale?

Gregorio: Assolutamente sì. Il cinema è uno strumento di trasformazione (che può anche diventare sociale). I film ci possono cambiare la vita, possono farci vedere le cose da un’angolatura nuova, diversa. San Damiano, ribaltando il punto di vista, ci permette di capire cosa è la vita in strada, senza guardare dall’alto in basso, senza uno sguardo giudicante o pietistico.

Guendalina: Per me vale lo stesso. Il cinema, oltre che funzione di sogno per immagini, deve richiamare alle nostre coscienze valori reconditi e profondi. È obbligato, come strumento d’arte, a donare spunti e riflessioni su tutto quello che ci circonda e ci racconta. È l’arma più potente con cui, secondo me, possiamo veramente arrivare a tutti. Diffonderlo è ancora complesso perché le logiche politiche e di mercato non sono sempre favorevoli a progetti più di nicchia e particolari, ma serve resilienza e resistenza e, un po’ come anche diceva Madre Teresa di Calcutta, è la piccola goccia del mare che serve a generare un’onda d’urto. Oggi siamo piccole gocce ma capace di propagarsi. E questo l’ho visto anche con il film Io Capitano di Matteo Garrone. su cui ho lavorato. Una fiaba contemporanea che porta in luce una delle ferite più grandi del nostro secolo. Non ha la pretesa di dare risposte, ma sa direzionare le scelte.

Guendalina Folador, Gregorio Sassoli: cosa insegna la storia artistica e produttiva di “San Damiano”? C’è oggi uno spazio di mercato oltre le logiche “mainstream”?

Guendalina: Credo di si. Non è nascosto, anzi, ma va sensibilizzato ed accompagnato. Offrendo strumenti e modalità con cui possa sentirsi più a suo agio. Credo, anche se complesso, che questo, parlando del giovane pubblico, possa partire veramente dalle prime istituzioni: famiglia e scuole. Sono loro i motori attraverso cui certi nuovi messaggi e strumenti di visione e partecipazione possano arrivare.

Gregorio: Sembrerebbe di sì. Sembra che ci sia un pubblico, anche molto giovane, che vuole vedere cose da angolature nuove. Un pubblico molto attento anche a temi sociali e politici. Questo fa ben sperare per il futuro.