Notabene – Massimo Folador
Allenare il pensiero critico
Chi si occupa di formazione sa bene che ci sono numerosi “trucchi” del mestiere che all’occorrenza servono a creare gruppo, a far emergere dei contenuti, a sottolineare dei temi salienti. Giochi, esercizi, metafore che sai di avere a disposizione quando l’aula lo richiede.
In questi mesi un team di formatori Askesis, me compreso, ha avuto l’onore di partecipare ad un progetto promosso da Dipartimento della Funzione Pubblica e coordinato da ItaliaCamp Srl, società partner con la quale operiamo da tempo. Questo progetto è stata l’occasione per “sancire” ciò che già il Ministro per la Pubblica Amministrazione Zangrillo ha fatto con la sua Direttiva che introduce l’obbligatorietà (e l’utilità) della formazione per i dipendenti pubblici, in tutte le sue varie diramazioni: dalle competenze tecniche a quelle personali e relazionali.
Uso la parola “onore” perché è stato un percorso molto sfidante e interessante. Sfidante per le tematiche affrontate, una in particolare: “Allenare il pensiero critico”. Interessante perché ci ha permesso di incontrare dirigenti e funzionari di alcuni Ministeri: persone dalla competenza altissima, disponibili, accoglienti, in ascolto. Un’esperienza che ha coinvolto, anche emotivamente, tutti i collaboratori che hanno partecipato, al punto tale che spesso abbiamo sottolineato quanto sarebbe importante per noi cittadini, conoscere meglio la “macchina” della PA – che a volte accostiamo con pregiudizio – e in particolare le tante persone che vi lavorano con grande impegno, dedizione e professionalità, cercando di migliorarla giorno dopo giorno.
Questa esperienza mi ha fatto, per l’appunto, venire in mente una riflessione che riguarda la formazione e, in particolare, le modalità più efficaci per formare e formarsi. Secondo questo approccio esiste una vera e propria gradualità, fatta di metodi e tecniche ben precise, che porta un team ad apprendere, o meno, a seconda chiaramente di tante variabili, ma anche delle modalità formative usate dal docente. La prima, quella più tradizionale, riguarda un modo di informare diretto e senza interlocuzioni, ancora molto in uso. Il docente in questo caso “spiega”, “insegna”, tralasciando ogni possibile confronto. Il risultato, tanto più oggi, è pressoché nullo, le informazioni lasciano il tempo che trovano e non incidono sull’apprendimento. La seconda modalità privilegia il dialogo e la condivisione tra docente e partecipanti e tra i partecipanti: un modo più difficile e che richiede abilità nella gestione dell’aula ma molto, molto più efficace. Il dialogo lascia il segno, genera domande, scava dei temi, perché le persone si lasciano coinvolgere e l’intelligenza diventa collettiva. La terza modalità è ancora più performante ed è tra quelle che in Askesis usiamo moltissimo: il “project work”, ovvero la capacità di mettere al centro di un percorso formativo un’attività di progetto che possa da una parte creare competenze, dall’altra metterle subito alla prova. Una modalità che va oltre il confronto in termini di efficacia e che lascia un segno concreto perché vincolato ai risultati del progetto. Il coinvolgimento è fattivo e questo produce anche engagement, una sana competizione e inoltre attiva una dimensione dell’apprendimento che solo il “fare assieme” può attivare. L’ultima opportunità, quella che abbiamo sperimentato durante questo progetto dedicato ai dirigenti e ai quadri della Pubblica Amministrazione, è data dalla possibilità di formarsi formando, non un gioco di parole ma il frutto di un lavoro continuo tra docente e partecipanti, che parte dall’esperienza pratica e termina con la riflessione che ne deriva o viceversa. È il modo in assoluto più efficace per formare i partecipanti attraverso un docente che accetta la sfida di formarsi attraverso ogni dinamica offerta dall’aula. L’esperienza guida il lavoro, il team è un soggetto attivo e propositivo e l’obiettivo di tutti è l’utilità dell’incontro e il bene comune che ne deriva.
In questo percorso, nel tentativo di attuare al meglio questa modalità, ci ha molto aiutati il tema centrale, e cioè la capacità di allenare il pensiero critico, perché mai come oggi, nella complessità e nella “crisi” che essa genera, serve saper stare davanti ai bivi, raccogliere informazioni, farsi sfidare dalla relazione, pazientare e, nel contempo, dirigere la comunicazione, fare sintesi, decidere cosa è meglio fare. Gestire un’attività formativa incentrata su questo tema e con persone disponibili all’ascolto e al confronto, ha voluto dire per noi formatori farci sfidare dal titolo e allenare questa competenza fondamentale per due giorni, immergerci assieme negli esercizi e nelle considerazioni che abbiamo fatto, nel tentativo di generare valore in un mondo che conosciamo poco, la PA, ma che merita di essere guardato con cura e senza pregiudizi.
Siamo stati chiamati per fare formazione e ne siamo usciti “formati”, avremmo dovuto dire “cose” e abbiamo imparato tanto.
Per cambiare e migliorare non serve solo capire ma, soprattutto, fare assieme e lasciare che questo fare assieme diventi una domanda che interroga e una relazione che scuote le abitudini e si trasforma in opportunità.
