“Tempo e valore, una relazione necessaria”. Il primo incontro del ciclo “Codici contemporanei”

Copertinabis

 

Dalla partnership tra Askesis SB e Tribe Communication nasce il ciclo di incontri di approfondimento dedicato alle aziende “Codici Contemporanei. Radici, Con­sapevolezze, Direzioni”. Una serie di appuntamenti per riflettere, discutere, provare a rispondere ad alcune domande. E farcene di nuove.  


Viviamo un’epoca in cui l’incertezza ri­schia di farci perdere ogni orizzonte va­loriale: per questo abbiamo avverti­to la necessità di fermarci e capire come affrontare questo periodo storico così turbolento anche per il mondo imprenditoriale.

Il primo appuntamento di “Codici contemporanei” si è svolto a Milano giovedì 21 maggio, con al centro un tema delicato ma foriero di ispirazioni: “Tempo e valori, una relazione necessaria”. Lo spunto comune, partendo dall’elemento tempo, è stato il ventennale di Tribe e contemporaneamente di un libro che ha segnato anche il suo percorso di questi anni: “L’organizzazione perfetta. La Regola di San Benedetto, una saggezza antica al servizio dell’impresa moder­na” di Massimo Folador.

L’obiettivo di questo e dei prossimi incontri è partire da temi di attualità che influenzano il nostro lavoro e indivi­duare, in momenti collettivi e attraverso ragionamenti condivisi, delle possibili traiettorie che interessino sia la nostra dimensione professionale che quella in­dividuale e collettiva.

Guardando a un modo di fare impresa in cui coesistono cre­scita individuale, profitto e umanità, non poteva non essere la persona il motore di ogni ragionamento sull’impresa moderna al centro delle riflessioni di questo primo evento.

A dare il benvenuto Massimo Folador, per Askesis, e Alessandro Fellegara e Francesco Gemelli per Tribe, che hanno ripercorso il senso di questa iniziativa.

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Siamo partiti proprio da “L’organizzazione perfetta” – e dall’intensa lettura di alcuni suoi brani ad opera di Adriana Bagnoli – per inquadrare l’attualità di un modello organizzativo, quello benedettino, incentrato sulla leadership, l’ascolto e il senso della “comunità organizzata”, come la chiamerebbe Olivetti. A commentare i passi del saggio, abbiamo chiamato tre ospiti d’eccezione, di grande esperienza, moderati da Matteo Reale, scrittore e consulente: Eufrasia Novellini, Responsabile Sostenibilità e progetti d’innovazione di Fondazione Piatti; Igino Morini, Formatore e Responsabile dell’Archivio Storico Consorzio Parmigiano Reggiano, e Roberto Arimondo, Amministratore delegato di Arimondo Srl.

Le sollecitazioni e gli spunti emersi sono stati molti e ricchi di esperienze concrete.

Eufrasia Novellini ha raccontato la sua storia in organizzazioni ad alto contenuto valoriale per sottolineare come la capacità di fare gruppo e fare “comunità” sia elemento essenziale per affrontare gli imprevisti, le difficoltà e avviare le trasformazioni. “Vedere” le persone e le loro esigenze è un’attività essenziale che richiede un lavoro paziente, lento e misurabile, che ha come finalità il bene comune. Per questo è richiesto a chi ha responsabilità di guida delle persone di dedicare del tempo a sé stessi, che non è tempo sottratto alle performance ma la condizione per gestire al meglio la complessità del lavoro.

In particolare l’attenzione alle persone dev’essere orientata sugli stakeholder “esterni” ma anche sui collaboratori, nell’idea di “prendersi cura di chi cura”, come ha sottolineato tra i presenti Fabrizio Farina di Opera Don Orione.

Roberto Arimondo, che gestisce una delle 150 imprese storiche d’Italia (dal primo laboratorio del 1791 alla rete di supermercati attuale), ispirandosi a una “leadership orizzontale”, contrapposta alla rigida gerarchia dell’organigramma. Roberto ha sottolineato l’importanza della formazione continua per i collaboratori, coerente con la vision dell’azienda ligure “il posto migliore dove lavorare e fare la spesa”. Obiettivo alto e sfidante – come ogni vision dovrebbe essere – che solo un percorso teso al miglioramento continuo può allenarsi a perseguire, in cui il valore del tempo dedicato alla crescita delle persone diventa investimento.

Iginio Morini ci ha ricordato che l’esperienza benedettina e quella cistercense sono all’origine della nascita di un prodotto fortemente legato alla tradizione e all’innovazione come il Parmigiano Reggiano, sottolineando l’importanza di “seminare” consapevolezza tra i più giovani per difendere il patrimonio del territorio e costruire comunità. Il consorzio del Parmigiano Reggiano è un modello a rete che richiede adesione a valori e obiettivi comuni, capacità di relazione per creare partecipazione e condivisione, attenzione e cura quotidiana del prodotto.

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Tutti e tre hanno sottolineato quanto fondamentali siano il contesto e il momento storico nella vita di un’azienda e nella sua capacità di generare scelte e decisioni utili a dare risposte. Tre storie, le loro, alcune lunghe secoli, che sono state capaci di adattarsi e alimentare una sorta di circolo virtuoso nel quale ad emergere dentro il contesto c’è sempre la persona, che trovando sé stessa trova gli altri e crea comunità. E creando comunità si rimette al centro la persona e l’impresa.

È emerso un quadro composito dell’organizzazione di oggi, nella quale l’incontro tra generazioni ha il collante della ricerca di senso oltre il semplice profitto, la qualità del tempo personale è il “liquido amniotico” necessario a sviluppare le capacità di tutti e la partecipazione e la relazione sono il presupposto per muoversi con successo in un contesto complesso e talvolta imprevedibile, perché la capacità di fare rete diventa un nuovo atout.

Come possono quindi le organizzazioni imparare dalle proprie esperienze e da quelle degli altri? Diventando “learning organization” che attraverso l’apprendimento, la formazione e lo scambio con le buone pratiche possano definire al meglio identità e visione, implementare processi su misura e sperimentare nuovi approcci.

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