Intervista a Federica Camagna

4_Federica Camagna

 

Amministratore Delegato di Reti S.p.A.

Reti S.p.A. è una Società Benefit, tra i principali player italiani nell’IT Consulting e System Integration, specializzata nel supportare medie e grandi imprese nella trasformazione digitale attraverso servizi di AI, cloud, cybersecurity e business consulting.

Reti S.p.A. è una realtà in continua evoluzione, guidata da una visione forte sin dalla sua fondazione nel 1994. Quali esperienze del suo percorso professionale hanno maggiormente plasmato il suo approccio alla leadership in un’azienda tecnologica in rapida crescita?

Credo che la leadership non si impari sui libri, ma si costruisca attraversando le sfide concrete, una dopo l’altra. Il mio percorso inizia dalla revisione in KPMG: per me è stata una vera palestra. Lì ho imparato il rigore del metodo, l’importanza dei numeri come linguaggio universale dell’impresa e la capacità di leggere un’organizzazione in profondità, andando oltre la superficie dei bilanci. È una scuola di disciplina e di visione d’insieme che porto ancora con me, soprattutto nel ruolo di CFO in cui è fondamentale avere un approccio data driven senza però mai dimenticarsi che le aziende sono composte da persone e da realtà concrete.

L’inizio dell’avventura in Reti mi ha fatto capire che mi attendeva qualcosa di diverso: non più osservare le imprese dall’esterno, ma costruirne una dall’interno, fianco a fianco con il fondatore. È stato un cambio di prospettiva decisivo. Insieme abbiamo affrontato passaggi che hanno segnato l’identità dell’azienda e, di riflesso, il mio modo di guidare.

Penso al nostro naturale passaggio in Società Benefit, che ci ha permesso di mettere nero su bianco non solo gli obiettivi di profitto, ma anche il nostro impatto sulle persone, sulla comunità e sull’ambiente. Penso all’adozione del Modello Organizzativo 231 e alle certificazioni che ne sono seguite, che ci hanno insegnato il valore della struttura, della trasparenza e della responsabilità come fondamenta della crescita. E penso, naturalmente, alla quotazione in Borsa nel 2020: un traguardo che ha richiesto rigore, la capacità di raccontare con credibilità la nostra storia al mercato e la responsabilità nuova di rispondere a una platea ampia di stakeholder.

Da tutte queste esperienze ho tratto una convinzione precisa: in un’azienda tecnologica che cresce rapidamente, la leadership non consiste nell’avere tutte le risposte, ma nel saper tenere insieme due dimensioni che spesso sembrano in tensione. Da un lato il rigore dei numeri, delle regole, dei processi che indubbiamente dà solidità e affidabilità. Dall’altro la visione e i valori, che danno direzione e senso. Coniugare queste due anime, senza sacrificarne nessuna, è ciò che ho imparato in tutti questi anni ed è l’approccio con cui cerco ogni giorno di guidare.


Reti ha scelto di diventare Società Benefit, assumendo l’impegno esplicito di perseguire un modello di business sostenibile. Cosa significa la scelta di essere Benefit nella gestione quotidiana dell’azienda, e in che modo l’innovazione tecnologica può essere essa stessa leva di sostenibilità ambientale e sociale?

Diventare Società Benefit non è stato un gesto simbolico, ma una scelta che ha cambiato il nostro modo di prendere decisioni. Questo perché è lo statuto stesso che ci aiuta nel perseguire, accanto al profitto, un beneficio comune per le persone, per la comunità e per l’ambiente. È una sorta di dichiarazione del nostro impegno nell’approcciare a questi temi non solo come ideale ma come criterio di gestione quotidiana concreto.

Ogni scelta importante viene valutata su un doppio binario: non solo “quanto rende”, ma anche “che impatto genera?”. Questo avviene grazie alle misurazioni che facciamo attraverso il report d’impatto, con obiettivi verificabili, rendicontazione trasparente e assumendocene la responsabilità davanti a tutti i nostri stakeholder. In questo modo la sostenibilità non resta confinata a un capitolo del bilancio: entra nella governance, nei processi, nelle priorità di ogni giorno. Ritengo che in un’azienda tecnologica come la nostra, l’innovazione non è in tensione con la sostenibilità, ne è anzi la leva più potente. La tecnologia ci permette di dematerializzare, di ridurre gli sprechi, di rendere più efficienti i consumi e i processi, di lavorare in modo più intelligente e meno impattante. Ma il valore, per me, è soprattutto sociale: la tecnologia, quando è ben progettata, allarga l’accesso, riduce le distanze, crea competenze e opportunità dove prima non c’erano. Il nostro portare innovazione, per noi significa mettere la nostra capacità tecnologica al servizio di un progresso che sia insieme economico, ambientale e umano.


Reti conta circa 400 professionisti e investe oltre 12.000 ore di formazione all’anno. Il benessere delle persone è dichiarato esplicitamente tra i valori fondanti dell’azienda. Come si costruisce una cultura aziendale dove le persone non siano solo risorse, ma vera comunità di impresa?

Dopo trent’anni di storia sappiamo per certo che una cultura aziendale non si dichiara, ma si costruisce ogni giorno con azioni concrete. I nostri numeri sulla formazione dicono qualcosa di preciso su come guardiamo alle persone e non è un caso, dato che il valore che i nostri clienti ci riconoscono, nasce prima di tutto dalla qualità dei nostri team: sono le persone il nostro vero core, ciò che ci distingue sul mercato.

Investire così tanto sulla formazione, non è un costo ma la scelta più coerente con la nostra identità ed un investimento per il futuro, perché per noi significa proprio alimentare ogni giorno ciò che ci rende preziosi agli occhi di chi si affida a noi. E trovo che la parte più bella sia proprio questa: i nostri ragazzi sono affamati di conoscenza, hanno voglia di imparare, di crescere, di mettersi alla prova. Il nostro compito è offrir loro gli strumenti per farlo, e veder trasformare quella fame in competenze e in valore concreto per i nostri clienti.

La formazione però, da sola, non basta. Una vera comunità d’impresa nasce quando le persone non si sentono numeri intercambiabili, bensì parte di un progetto che riconoscono come proprio. E questo richiede alcune condizioni concrete: ascolto autentico, fiducia, trasparenza nelle scelte, spazi reali di partecipazione. Richiede attenzione al benessere e all’equilibrio tra vita e lavoro, alla sicurezza, alla qualità dell’ambiente in cui si passano tante ore delle proprie giornate ed è da qui che nasce l’idea del nostro fondatore di creare Campus Reti.

Per me la differenza tra “risorse” e “comunità” sta tutta qui: le risorse si gestiscono, le comunità si coltivano. Una comunità condivide un senso, una direzione, dei valori, ed è esattamente ciò che la nostra natura di Società Benefit ci chiede di tenere vivo. Quando le persone percepiscono di far parte di qualcosa che ha un significato più grande del singolo compito, e si sentono viste e valorizzate per ciò che sono, restituiscono un’energia, una dedizione e una creatività che nessun sistema di incentivi potrebbe mai comprare. È da lì che nasce, giorno dopo giorno, la nostra cultura.

Il Campus di Busto Arsizio, i programmi come Reti 4 School, le partnership con università e enti locali: Reti ha costruito un ecosistema forte di relazioni con gli Stakeholder. In che modo queste relazioni possono generare valore, per l’azienda, ma anche per il territorio?

Nessuna azienda cresce davvero se cresce da sola. Nel tempo abbiamo costruito un ecosistema di relazioni che passano per il nostro Campus, per i programmi con le scuole superiori, per le partnership con università ed enti locali, perché siamo convinti che il valore, affinché sia duraturo, si genera anche attraverso lo scambio con il territorio che ci ospita.

Per Reti, questo ecosistema è una fonte continua di energia: ci porta talento, idee, stimoli, e ci mantiene radicati in un contesto reale. Un esempio concreto è proprio il nostro Campus, dove ha sede anche ITS Incom di cui siamo soci fondatori: ragazzi e ragazze che studiano le tecnologie del futuro quali le nuove frontiere del Cloud, dell’Intelligenza Artificiale o della gestione dei Dati, proprio nel luogo in cui quelle tecnologie prendono vita ogni giorno. È un circolo virtuoso: noi formiamo le competenze di cui il settore avrà bisogno, e quelle competenze crescono a contatto diretto con i progetti di lavoro veri.

Anche in questo caso ritengo che il valore, e questo per me è il punto più importante, non torna solo a noi. Torna al territorio: sotto forma di occupazione qualificata, di competenze che restano e non emigrano altrove, di attrattività per l’intera area, di legame tra il mondo della scuola e quello dell’impresa. Quando un’azienda apre le proprie porte alle scuole, collabora con le università, dialoga con le istituzioni, contribuisce a far crescere l’ambiente in cui opera e questo, a sua volta, rende più forte l’azienda. È questa reciprocità la vera ricchezza: un valore condiviso, in cui la crescita nostra e quella del territorio si alimentano a vicenda.