Notabene – Massimo Folador

1. nuova foto NotaBene

 

Alle porte di un anniversario speciale

Un anniversario non dovrebbe mai passare indisturbato.
Che sia un compleanno o delle nozze d’argento oppure una data simbolo della nostra vita, resta il fatto che sancisce sempre un prima e un dopo. Un bivio, un momento in cui l’esistenza per un attimo è quasi rimasta in bilico per poi avviarsi verso un percorso nuovo che proprio per questo è bene festeggiare.

Con questo NotaBene comincio ufficialmente a ricordarmi e a ricordare uno degli anniversari più ricchi e determinanti della mia vita professionale e non solo: l’uscita del mio primo libro “L’organizzazione perfetta” che nel 2026 festeggerà i suoi primi 20 anni di vita. Un libro che sicuramente ha cambiato in modo determinante e positivo il mio modo di lavorare e anche quello di tante persone che hanno incontrato questo libro, ma, soprattutto, la storia che ha provato a raccontare. Una storia vera, grande che probabilmente è tornata a bussare alle porte di quanti sanno che esistono verità, personali e professionali, che travalicano il tempo e che restano nel tempo quasi a testimoniare che esiste un passato che sa parlare al presente e che proprio quest’ultimo, quando è ricco di entrambi, può contribuire a costruire il futuro.

Ma avremo tempo nei prossimi mesi di raccontarci e vivere questo anniversario speciale, quello che invece mi preme raccontarvi oggi è quanto questa storia prosegua a vivere nel solco tracciato da questo libro e, per me, da questo incontro. Nella newsletter di questo mese difatti troverete un articolo e un video che raccontano una serata bellissima, trascorsa con il Gruppo Expert durante la loro convention annuale a Bologna. Una serata piena di energia e di quell’entusiasmo tipico di quelle aziende dove ancora la dimensione umana e la relazione segnano la cultura e il modo di lavorare di tante persone e dell’impresa stessa. La scelta dei vertici di Expert è stata quella di portare la storia del monachesimo benedettino alle tante persone, più di 1.000 raccolte, all’Unipol Arena, che forse non la conoscevano o la credevano ancorata al passato ma che, come spesso succede, finisce per essere molto più recente e innovativa di quella che tanti pensano si celi dietro alle mura di un monastero o l’abito di un monaco.

Per me è stata una delle numerose opportunità datemi in questi 20 anni di raccontare alcuni “pezzi” di una storia senza tempo, che sa percorrere il tempo con il suo carico di innovazione e tradizione, profondità e concretezza. Ed è stato bello vivere il silenzio, quasi “monastico”, della platea presente all’arena in ascolto di quelle parole, che è possibile solo mediare nel tentativo che non perdano il loro valore. Le stesse che hanno costruito nei secoli i valori, i pensieri e le opere di tanti monaci e comunità.

Ma la cosa che mi stupisce ogni volta è vedere come questa risposta si ripeta sempre, in altre occasioni, convegni attività formative che non hanno un orizzonte solo professionale, ma anche culturale e spirituale. Luoghi e persone diverse, da Stresa a Milano, da Roma a Salerno, in cui la stessa profondità si è fatta strada e ha nuovamente mosso domande, costruito riflessioni e chissà – ed è l’obiettivo vero – motivato nuove scelte e nuove azioni.

Chiudo con una frase che ho scritto proprio nell’introduzione de “L’organizzazione perfetta” che probabilmente recupera un po’ di profezia e di capacità di guardare al futuro che hanno le storie che durano nei secoli. Le storie e le imprese “sostenibili”. Chissà che anche questa non sia da monito e sappia provocarci in questo tempo così confuso ma anche ricco di svolte.

«La realtà di oggi, così densa di insicurezza e confusione, ci sta spingendo verso un cambiamento che ci aiuti a riportare nel suo alveo naturale una situazione  che pare a volte sfuggirci di mano. Una situazione simile a quella vissuta da S. Benedetto nel momento in cui decise di dare alla luce la grande abbazia di Montecassino. Una scelta che significava non solo la costruzione di un edificio ma soprattutto la realizzazione di un progetto e di un ideale nuovo. A noi oggi non serve né fondare movimenti né costellare l’Europa di abbazie. Serve però ridare vitalità e slancio alle nostre aziende in un momento in cui una congiuntura internazionale negativa, e forse un po’ di stanchezza propria del Vecchio Continente, corrono il rischio di appannarne l’immagine e i risultati…»