Costruire una Comunità organizzata: la Serata Benefit di Askesis
Essere una Società Benefit significa costruire e condividere relazioni. Potremmo dire così, se volessimo riassumere in una frase sola, l’impegno multiforme di un’azienda Benefit, che sente la responsabilità di monitorare i propri impatti verso i portatori d’interesse ed essere parte attiva di un cambiamento sostenibile.
Questo è il significato della Serata Benefit cui Askesis ha dato vita, come ogni anno, invitando imprese, collaboratori e stakeholder in un momento di convivialità che è la cifra del suo “fare impresa”. L’incontro si è svolto alla Fondazione Mantovani Furioli di Rho, in un complesso settecentesco immerso in un parco di due ettari. Il tema della serata, “Verso una comunità organizzata. Da Olivetti all’impresa che costruisce relazioni”, ha richiamato nel titolo e nello svolgimento innanzitutto l’avventura di Adriano e Camillo Olivetti, imprenditori che hanno dato origine a un’esperienza d’azienda capace di far germogliare molte riflessioni sul ruolo dell’impresa di oggi e una delle fonti principali per il modo di intendere l’attività di consulenza e di formazione di Askesis.
Olivetti è ancora, quindi, dopo diversi decenni, un esempio di visione e di identità, ma anche di efficacia dell’azione imprenditoriale nelle due differenti articolazioni. Un’efficacia riassumibile forse proprio dalla capacità di intessere relazioni fertile in molte direzioni. Così Massimo Folador, Ceo di Askesis, ha avuto “vita facile” nella sua introduzione a mettere insieme la fecondità dell’epoca periclea, medievale o rinascimentale con la floridità del modello olivettiano: “Per muovere le montagne bastava una missione alta e condivisa, l’entusiasmo, la fiducia in sé stessi, la convivialità, la disposizione alla sperimentazione e all’apprendimento.” Nel contempo i valori presenti nell’Umanesimo civile e nella cultura cristiana, pongono al centro la persona e il «bene comune» e contribuiscono a dare vita a delle «comunità», in cui la trama organizzativa è arricchita dalla competenza, dalla passione e dall’energia di chi le vive. Quelle stesse che secoli dopo Olivetti chiamerà «comunità organizzate».
La «comunità organizzate» di Askesis è l’insieme delle relazioni con i suoi clienti e i suoi altri stakeholder ed è stata in grado, ha illustrato Folador, di attivare progetti di consulenza e di formazione innovativi ed efficaci:
- per condividere l’identità aziendale e migliorare il clima interno e la collaborazione con gli stakeholders;
- per favorire il ricambio generazionale e formare una nuova governance;
- per implementare competenze e tecniche di Project Management;
- per essere ‘compliance’ con i nuovi strumenti di rendicontazione, attuando una strategia di sostenibilità; per costruire un “Modello di Leadership”;
- per avviare l’“Osservatorio sulle Società Benefit”;
- per creare un ‘Progetto di rete’ tra profit e non profit.
Ecco quindi “L’eredità di Adriano Olivetti: un’utopia possibile”, come recita il titolo del monologo teatrale che ha recitato Marco Peroni, storico, scrittore ed esperto del pensiero olivettiano, che diventa una scena imprenditoriale viva agli occhi dei partecipanti alla serata, capace di far rivivere il senso di quella “comunità”. E in fondo sono giusto vent’anni dalla pubblicazione di “L’organizzazione perfetta. Una saggezza antica al servizio dell’impresa moderna” di Massimo Folador, il primo testo in Italia a rileggere l’esperienza benedettina come modello organizzativo. E dal best seller di management nasce un ciclo di podcast, realizzati proprio da Marco Peroni, per narrare significato ed esperienze di quella storia di ieri per l’azienda di domani.
Questo è il legame con la tavola rotonda, moderata dal giornalista di Avvenire Luca Mazza, che ne è seguita. Alla discussione hanno preso parte, con un racconto vivo e pieno di spunti, Amelia Corti, Direttore generale di Sacbo/Milano Bergamo Airport, Paolo Nusiner, Direttore Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Diego Toscani, Ceo e Founder di Promotica spa. La discussione si è orientata attorno a come sviluppare in modo generativo relazioni dentro e fuori dall’impresa per farla crescere.
Il finale dell’evento è stato, in fondo, finalizzato a questo: far emergere energia dalle relazioni e dalla comunità lì riunita, scoprire un afflato comune per lavorare insieme. Un team building così, con più di 100 persone insieme per una sera, lo poteva fare solo il coro gospel Greensleeves, che ha fatto cantare tutti, come in un’orchestra ben rodata, le note di Oh Happy Day.
“Cos’è questa fabbrica comunitaria?” scrive Adriano Olivetti. “Qualcosa che contribuisce al proprio progresso materiale e tuttavia non impedisce di volgere l’animo verso una meta più alta, verso qualcosa che non sarà un fine individuale, un profitto personale né proprio né altrui ma sia un contributo alla vita della Comunità.”
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